Forex, ecco cosa accadrà questa settimana

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Settimana abbastanza densa di spunti – ma non particolarmente decisivi – per l’area euro. Il calendario macro nell’eurozona propone infatti le indagini IFO, Commissione UE e Istat per poter complestare il quadro per il mese di luglio, con la speranza che possano fornire delle informazioni positive e aggiuntive sull’effetto derivante dal referendum sulla Brexit dello scorso 23 luglio.

Sterlina in correzione nonostante inflazione oltre le previsioni

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Così come avvenuto anche nei confronti dell’euro, pure la sterlina negli ultimi giorni ha parzialmente corretto, soprattutto contro il dollaro USA, toccando quota 1,30 GBP/USD. La correzione ha invece interessato un po’ meno l’euro, che di fatti si è anch’esso indebolito, passando da 0,83 a 0,84 EUR/GBP. Tra i dati di maggior rilievo degli ultimi giorni, segnaliamo come l’inflazione sia salita più del previsto, da 0,3 per cento a 0,5 per cento, ma non abbia comunque apportato grandi cambiamenti allo scenario di interpretazione degli analisti.

Dollaro in attesa della pubblicazione dell’employment report di giugno

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L’employment report di giugno è non solamente il tema di questi giorni, bensì anche il tema dell’intero mese, vista e considerata la sua rilevanza cruciale per la direzione dei tassi USA, anche se nel brevissimo termine lo scenario della politica monetaria è dominato dalle conseguenze del referendum inglese. In altri termini, notizie anche estremamente positive dal report non modificheranno le decisioni del FOMC per le prossime settimane, ma probabilmente potrebbero mettere le giuste basi per un primo rialzo dei tassi di interesse di riferimento nel corso del mese di settembre.

Quotazioni petrolio e acquisti Cina: ecco cosa accadrà

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Uno dei principali parametri che potrebbe condizionare l’evoluzione delle quotazioni di petrolio nel corso dei prossimi mesi, è quanto già avvenuto nel corso degli ultimi mesi, valutando che il rialzo del greggio da inizio anno ad oggi è stato significativamente influenzato dalla forte domanda proveniente dai confini cinesi.

Mercati più ottimisti, la Brexit non fa più paura?

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I mercati finanziari sono sempre più ottimisti sulla Brexit, e con il passare delle ore sta diminuendo la probabilità che alla fine il Regno Unito possa uscire effettivamente dall’Unione Europea. E così, quando mancano poche ore all’apertura delle urne per il referendum sulla Brexit, gli investitori sono convinti che, in fondo, Londra non abbandonerà il resto del Continente. Una convinzione che è cinicamente cresciuta in misura esponenziale dopo la morte della deputata laburista Jo Cox, e che sta portando sempre più analisti a ritenere che prevarrà la permanenza nell’Unione.

Sterlina sempre più appesantita dai leave

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La sterlina ha aperto in calo la sessione odierna, evidentemente appesantita da sondaggi che hanno mostrato un tendenziale aumento dei leave nei confronti dei remain. In altri termini, coloro che si dichiarano concordi nel voler uscire dall’Unione Europea continuano a recuperare terreno rispetto a quanto invece avviene nel fronte opposto, coloro che desiderebbero rimanere nell’area UE.

Analisi sull’employment report USA di venerdì

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Venerdì scorso è stato pubblicato l’employment report di maggio: un documento che è purtroppo stato foriero di delusioni, considerando che gli occupati non agricoli sono cresciuti di sole 38 mila unità, e con il tasso di disoccupazione che scende al 4,7% solo in virtù della flessione del tasso di partecipazione di 2 decimi. Contemporaneamente, il report ha però segnalato un buon aumento dei salari (+0,2 per cento su base mensile) dopo +0,4 per cento su base mensile di aprile.

Brent sopra quota 50 USD per la prima volta in 6 mesi

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Il petrolio Brent è riuscito a salire oltre il livello di 50 dollari al barile per la prima volta negli ultimi sei mesi: l’avvenimento è conseguente alla pubblicazione dei dati da parte dell’U.S. Department of Energy (DOE), i quali hanno chiaramente mostrato che le scorte totali di petrolio negli Stati Uniti sono diminuite molto più delle attese dei principali osservatori, e che contemporaneamente la produzione statunitense di greggio è calata per una undicesima settimana consecutiva, scendendo ora ai livelli minimi da settembre 2014 a questa parte.