Mercati più ottimisti, la Brexit non fa più paura?

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I mercati finanziari sono sempre più ottimisti sulla Brexit, e con il passare delle ore sta diminuendo la probabilità che alla fine il Regno Unito possa uscire effettivamente dall’Unione Europea. E così, quando mancano poche ore all’apertura delle urne per il referendum sulla Brexit, gli investitori sono convinti che, in fondo, Londra non abbandonerà il resto del Continente. Una convinzione che è cinicamente cresciuta in misura esponenziale dopo la morte della deputata laburista Jo Cox, e che sta portando sempre più analisti a ritenere che prevarrà la permanenza nell’Unione.

Sterlina sempre più appesantita dai leave

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La sterlina ha aperto in calo la sessione odierna, evidentemente appesantita da sondaggi che hanno mostrato un tendenziale aumento dei leave nei confronti dei remain. In altri termini, coloro che si dichiarano concordi nel voler uscire dall’Unione Europea continuano a recuperare terreno rispetto a quanto invece avviene nel fronte opposto, coloro che desiderebbero rimanere nell’area UE.

Analisi sull’employment report USA di venerdì

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Venerdì scorso è stato pubblicato l’employment report di maggio: un documento che è purtroppo stato foriero di delusioni, considerando che gli occupati non agricoli sono cresciuti di sole 38 mila unità, e con il tasso di disoccupazione che scende al 4,7% solo in virtù della flessione del tasso di partecipazione di 2 decimi. Contemporaneamente, il report ha però segnalato un buon aumento dei salari (+0,2 per cento su base mensile) dopo +0,4 per cento su base mensile di aprile.

Brent sopra quota 50 USD per la prima volta in 6 mesi

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Il petrolio Brent è riuscito a salire oltre il livello di 50 dollari al barile per la prima volta negli ultimi sei mesi: l’avvenimento è conseguente alla pubblicazione dei dati da parte dell’U.S. Department of Energy (DOE), i quali hanno chiaramente mostrato che le scorte totali di petrolio negli Stati Uniti sono diminuite molto più delle attese dei principali osservatori, e che contemporaneamente la produzione statunitense di greggio è calata per una undicesima settimana consecutiva, scendendo ora ai livelli minimi da settembre 2014 a questa parte.

Sterlina in altalena, si attende la riunione BoE

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La sterlina nelle ultime ore è risalita di nuovo, riportandosi da 1,43 a 1,44 GBP/USD. Tuttavia, ancora più recentemente ha dato sfoggio di ritracciare, ripercorrendo sostanzialmente la strada al contrario dopo i dati di produzione industriale che sono stati peggiori delle attese degli analisti.

Ad ogni modo, appare evidente come i movimenti di questi giorni non sono particolarmente significativi e che il cambio di fatto è stabile (lo stesso vale per dollaro statunitense ed euro, ad esempio, visto e valutato che la settimana è totalmente priva di avvenimenti macro di rilievo). Analogamente, contro euro la sterlina si è mossa in un breve range tra 0,78 e 0,79 EUR/GBP.

Euro in apprezzamento dopo pubblicazione dati lavoro USA

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L‘euro vola in apprezzamento dopo la pubblicazione di dati americani deludenti sul fronte del lavoro. L’attesa degli investitori, ampiamente proiettata sui dati dell’occupazione e dei salari medi, è infatti stata delusa dalla presentazione di una serie di analisi che dimostrano come la crescita del numero degli occupati sia stata notevolmente inferiore rispetto alle attese (160 mila unità, contro le 205 mila unità previste).

Correzione euro in attesa delle parole di Draghi

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L’euro ha corretto parzialmente, perdendo tutti i guadagni del giorno precedente. Il movimento non è stato provocato da elementi macro fondamentali, bensì di natura sostanzialmente tecnica, visto e considerato che una volta fallito il raggiungimento della soglia di 1,1400, la valuta unica è poi calata più in basso.

L’attenzione è dunque spostata alla riunione BCE in programma, dalla quale – tuttavia – non si attendono sorprese: dopo l’ampio pacchetto di stimolo del mese scorso, l’istituto guidato da Mario Draghi lascerà infatti invariati sia i tassi sia i termini del QE.

Dollaro, nuovo calo in apertura di settimana

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Il dollaro ha aperto la settimana corrente con un nuovo calo che ha contribuito a riportarlo sui minimi dallo scorso mese di agosto. Il calo appare essere generalizzato, anche rispetto alle valute emergenti, oltre che da quelle principali del basket delle controparti.

Per quanto concerne i principali significati che è possibile trarre da tale evoluzione, l’avvio negativo non può che suggerire che il biglietto verde è ancora esposto a rischi verso il basso, anche se probabilmente contenuti. Il tema principale, anche nel corso di queste settimane, rimarrà presumibilmente il fatto che la Federal Reserve dovrà essere molto cauta con i rialzi dei tassi successivo a quello già prodotto, e sicuramente non alzerà alla riunione di fine mese, quando il FOMC confermerà pertanto l’attuale livello.