Sterlina in altalena, si attende la riunione BoE

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La sterlina nelle ultime ore è risalita di nuovo, riportandosi da 1,43 a 1,44 GBP/USD. Tuttavia, ancora più recentemente ha dato sfoggio di ritracciare, ripercorrendo sostanzialmente la strada al contrario dopo i dati di produzione industriale che sono stati peggiori delle attese degli analisti.

Ad ogni modo, appare evidente come i movimenti di questi giorni non sono particolarmente significativi e che il cambio di fatto è stabile (lo stesso vale per dollaro statunitense ed euro, ad esempio, visto e valutato che la settimana è totalmente priva di avvenimenti macro di rilievo). Analogamente, contro euro la sterlina si è mossa in un breve range tra 0,78 e 0,79 EUR/GBP.

Euro in apprezzamento dopo pubblicazione dati lavoro USA

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L‘euro vola in apprezzamento dopo la pubblicazione di dati americani deludenti sul fronte del lavoro. L’attesa degli investitori, ampiamente proiettata sui dati dell’occupazione e dei salari medi, è infatti stata delusa dalla presentazione di una serie di analisi che dimostrano come la crescita del numero degli occupati sia stata notevolmente inferiore rispetto alle attese (160 mila unità, contro le 205 mila unità previste).

Correzione euro in attesa delle parole di Draghi

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L’euro ha corretto parzialmente, perdendo tutti i guadagni del giorno precedente. Il movimento non è stato provocato da elementi macro fondamentali, bensì di natura sostanzialmente tecnica, visto e considerato che una volta fallito il raggiungimento della soglia di 1,1400, la valuta unica è poi calata più in basso.

L’attenzione è dunque spostata alla riunione BCE in programma, dalla quale – tuttavia – non si attendono sorprese: dopo l’ampio pacchetto di stimolo del mese scorso, l’istituto guidato da Mario Draghi lascerà infatti invariati sia i tassi sia i termini del QE.

Dollaro, nuovo calo in apertura di settimana

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Il dollaro ha aperto la settimana corrente con un nuovo calo che ha contribuito a riportarlo sui minimi dallo scorso mese di agosto. Il calo appare essere generalizzato, anche rispetto alle valute emergenti, oltre che da quelle principali del basket delle controparti.

Per quanto concerne i principali significati che è possibile trarre da tale evoluzione, l’avvio negativo non può che suggerire che il biglietto verde è ancora esposto a rischi verso il basso, anche se probabilmente contenuti. Il tema principale, anche nel corso di queste settimane, rimarrà presumibilmente il fatto che la Federal Reserve dovrà essere molto cauta con i rialzi dei tassi successivo a quello già prodotto, e sicuramente non alzerà alla riunione di fine mese, quando il FOMC confermerà pertanto l’attuale livello.

Bce pronta a intervenire nuovamente: ecco le ultime dichiarazioni

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La Bce? È pronta a intervenire nuovamente. Certo, non è una novità, ma in un contesto di grande incertezza quale quello attuale, ripetere può essere di giovamento. Soprattutto se a ricordarlo è Peter Praet, esponente belga del comitato esecutivo dell’Eurotower, che in un incontro pubblico tenutosi a Roma, presso la Luiss, è tornato a evidenziare con decisione che la Banca centrale europea è pronta ad ammorbidire ulteriormente la propria politica monetaria, se sarà necessario, allo scopo di prevenire il radicamento di un’inflazione troppo bassa.

Dollaro ancora in rafforzamento per il quinto giorno consecutivo

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Il dollaro si rafforza ulteriormente nella giornata di ieri, proseguendo la sua strada di risalita per il quinto giorno consecutivo: ai livelli correnti la valuta statunitense dimostra di aver recuperato circa due terzi del calo conseguito nell’immediato post-FOMC, in seguito alle dichiarazioni prudenziali della Federal Reserve.

Nelle giornate più recenti, a favorire la rimonta sono stati tuttavia proprio i toni di vari discorsi dei membri della Fed di questi giorni, dai quali è complessivamente emerso che il non-rialzo dei tassi di marzo è da considerarsi solo una pausa e che da adesso in poi qualsiasi riunione potrebbe essere quella giusta per riprendere ad alzare, purché ve ne siano le condizioni, e quindi, virtualmente, anche la prossima del 27 aprile. Ad ogni modo, a nostro giudizio sembra ancora difficile che tra un mese l’istituto monetario federale statunitense possa effettivamente scegliere di incrementare i tassi, risultando invece più probabile l’ipotesi di un prolungamento della pausa in vista dell’occasione di giugno.

EUR e GBP, come si stanno muovendo le principali valute europee

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Negli ultimi giorni euro e sterlina hanno dato il via a un andamento opposto: la valuta unica europea si è deprezzata ancora, mentre la sterlina ha virato nuovamente verso l’alto. Ma per quali motivi? E cosa ci attende ora il futuro?

Partiamo con l’euro, sceso ancora nei tempi più recenti, e in grado di raggiungere ora un nuovo minimo a 1,0834 EUR/USD dopo la pubblicazione degli ultimi dati USA, più soddisfacenti delle previsioni. E così, quando manca circa una settimana dalla riunione BCE del 10 marzo, da cui ci si aspetta un aumento dello stimolo monetario (ma non è ancora chiaro in che termini, e con che impatti sul mondo valutario), il cambio potrebbe scendere ancora, soprattutto di fronte a dati USA positivi/migliori del previsto. Sotto quota 1,0800 l’area di supporto successiva si colloca a 1,0710-1,0660 EUR/USD, ricordano gli analisti ISP.

Sterlina in calo, cresce il peso dell’effetto Brexit

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Trascinata al ribasso dall’effetto Brexit (ovvero, dal timore che il Regno Unito possa abbandonare l’Unione Europea), la sterlina ha compiuto ieri la sua prima incursione (non accadeva dall’inizio di un lontano 2009) sotto quota 1,4000 GBP/USD, toccando un minimo storico recente a 1,3879 GBP/USD (nel 2009 la sua discesa arrivò invece a sfiorare quota 1,3500 GBP/USD).