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BCE, tassi bassi ancora a lungo

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La BCE al termine dell’ultimo appuntamento di politica monetaria ha annunciato che i tassi di interesse di riferimento rimarranno bassi ancora per diverso tempo. Stando al tenore letterale del comunicato che è stato letto dopo la riunione del consiglio direttivo del 9 marzo scorso, infatti, la Banca Centrale si aspetta ancora che “i tassi rimangano sui livelli attuali o più bassi fino oltre la fine degli acquisiti”: non certo una posizione sorprendente, ma pur sempre di interesse nelle sue prerogative.

Ad ogni modo, è anche vero che non sono mancate le interessanti aperture durante i minuti immediatamente successivi alla chiusura del comitato di politica monetaria. In particolar modo, durante la conferenza stampa Mario Draghi ha specificato che “la probabilità di questa aspettativa si è ridotta” considerato che la ripresa economica sta finalmente accelerando e che il rischio di deflazione si è pressoché azzerato (il rischio è semmai che ci possa essere un eccesso di euforia determinato a un andamento “falsamente” elevato dell’inflazione).

Modifiche alla guidance sui tassi sono state inoltre discusse, ma per il momento sono state giudicate evidentemente premature. Il Consiglio ha tuttavia riconosciuto che si è ridotta l’urgenza di intervenire per sostenere il ritorno dell’inflazione verso il 2 per cento nel medio termine e non stupisce più di tanto il fatto che dal comunicato sia stato rimosso il riferimento “all’uso di tutte le misure di cui la BCE dispone, nell’ambito del proprio mandato, se necessario”.

Insomma, a nostro giudizio la politica monetaria della BCE rimarrà quasi inalterata per tutto il 2017 o per lo meno fino all’ultimo trimestre dell’anno, salvo che la situazione non subisca improvvisi miglioramenti, per il momento non attesi.

Non ci si stupisca inoltre di un’inflazione vicina o oltre il target: nei prossimi mesi il tasso sarà destinato a calare, terminati gli effetti temporanei positivi di alcune voci componenti, con buona pace della Germania, la più acerrima sostenitrice di una valutazione rapida di rimozione di una parte degli stimoli monetarie.

A tenere banco nelle prossime settimane sarà inoltre il calendario elettorale europeo, in parte già partito, e che vedrà il clou con le elezioni francesi prima e con quelle tedesche poi. Impossibile escludere che, in fondo alla coda, non possano esservi anche quelle italiane, a completare uno scenario europeo e di eurozona sempre più complesso e imprevedibile.

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