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Brent sopra quota 50 USD per la prima volta in 6 mesi

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petrolio

Il petrolio Brent è riuscito a salire oltre il livello di 50 dollari al barile per la prima volta negli ultimi sei mesi: l’avvenimento è conseguente alla pubblicazione dei dati da parte dell’U.S. Department of Energy (DOE), i quali hanno chiaramente mostrato che le scorte totali di petrolio negli Stati Uniti sono diminuite molto più delle attese dei principali osservatori, e che contemporaneamente la produzione statunitense di greggio è calata per una undicesima settimana consecutiva, scendendo ora ai livelli minimi da settembre 2014 a questa parte.

Oltre al Brent, anche le quotazioni del petrolio WTI sono salite vicine alla soglia di 50 dollari al barile, inducendo i produttori statunitensi a coprirsi: a dimostrazione di ciò, si può ben osservare come l’attività di hedging stia effettivamente riaccelerando, dopo un periodo in cui sembrava essersi sopita. Ad esempio, lo spread fra i contratti WTI Dicembre 2016 / Dicembre 2017 è ora inferiore ad 1 dollaro e significativamente inferiore ai 4,5 dollari registrati in febbraio. Elevati livelli di hedging da parte dei produttori potrebbero portare a un calo più lento delle attese per la produzione statunitense e rallentare il processo di ribilanciamento in corso sul mercato mondiale, sottolineano alcuni osservatori, invitando a valutare le nuove evoluzioni da parte del greggio.

È comunque molto probabile che sul breve termine il petrolio sia in grado di consolidare le proprie quotazioni intorno a quota 50 dollari per barile. Superato questo periodo di consolidamento, è tuttavia probabile che possa innescarsi non una nuova risalita, bensì una correzione verso l’intervallo di 40 – 45 dollari per barile, che potrebbe essere innescata da un nuovo fallimento da parte dell’Opec a fissare un limite stringente alla produzione del gruppo. La prossima riunione semestrale dell’Opec si terrà il 2 giugno a Vienna, e non ci sono grandi fiducie in tal senso. Considerata infatti la conflittualità fra Iran e Arabia Saudita, le difficoltà finanziarie del governo in Iraq e i recenti cambiamenti politici in Arabia Saudita (l’annuncio del nuovo piano strategico al 2030 e l’insediamento del nuovo ministro del petrolio in sostituzione del veterano Al-Naimi), gli analisti non si attendono alcuna novità di rilievo nel corso del meeting, sebbene non siano comunque escludibili a priori eventuali sorprese in tal senso.

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