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Cubo di rubik per gli Usa. Inflazione da surriscaldamento?

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usa economia

Sbancano sul mercato, pieni di “Prendimi, prendimi” i titoli quotati in dollaro Usa. Si inizia con le obbligazioni “inflation linked” e si continua con le “corporate” emesse in dollaro Usa. La curiosità degli investitori, nel valutare le offerte, si è spostata sul “marasma” dell’inflazione che conduce a porsi non pochi interrogativi.

Due sono le alternative logiche:

  • L’economia a stelle e strisce (Usa) sta crescendo. L’aumento dell’inflazione, secondo indiscrezioni non ufficiali, sarebbe l’effetto naturale del surriscaldamento dell’economia. E per non trascurare che, in settimana, la Fed si riunirà per decidere sulla politica monetaria. Aumento dei tassi o si continua con la tattica “morbida”? Sembra che si voglia sospettare che i dati sull’inflazione mascherino una situazione falsata, in cui di crisi non v’è l’ombra. I dati ufficiali sottostimano l’inflazione effettiva.
  • Le premesse dell’inflazione da surriscaldamento sono l’approssimarsi ai livelli di piena occupazione degli Usa, fatto salvo la disoccupazione frizionale (e sappiamo che il mercato Usa punta molto sulla mobilità inter-lavorativa) ed involontaria. Siamo in piena occupazione, coeteris paribus altri fattori? No, non si può affermare ed, anzi, nelle previsioni, l’economia Usa raggiungerà la piena occupazione solo nel 2017.

Quindi, se dovessimo avere delle argomentazioni di natura economica, diremmo che è fuor di luogo e fuor di senso prendere ancora di mira l’inflazione, fraintendendo la semplice accelerazione dei prezzi.

Intanto, il forex ama come non mai la coppia eurodollaro, per la quale i volumi di scambio hanno raggiunto livelli di tutto riguardo. La febbre della vendita dell’euro è ricominciata. L’euro s’indebolisce, il dollaro ritorna, resistente, più forte.

Oggi (24/06/2014 – 12:40) il cambio Euro/Dollaro Usa è a 1,36235 con un balzo intraday dello 0,15% (più che di rafforzamento relativo dell’euro, è da intendersi un raffreddamento della sete di vendita in quelle ore che non sono quelle più assidue per l’incontro tra i mercati. Sapete bene che chi investe nel forex presta molta attenzione agli orari in cui investe, all’apertura delle borse estere, alla corrispondenza delle tempistiche giuste), mentre nelle precedenti sedute il cambio viaggiava, poco al di sopra di quota 1,35.

E questo perché? D’accordo che non vi è certezza sull’andamento dell’economia Usa e si è particolarmente cauti. Ma i dati sull’Europa deludono le aspettative, mostrando anche il rallentamento della Germania e ciò emerge dall’osservazione dell’indice Pmi nei vari comparti (manifatturiero, servizi).

Gli investitori non sono diventati più avversi al rischio, ma cercano di prendere in considerazione il maggior numero di criteri di scelta, ampliando il ventaglio delle informazioni selettive.

E così, spostandoci dal forex, all’azionariato ed obbligazionario, non manca chi ha deciso in “fretta e furia” di investire sull’inflazione Usa, considerando che sì, in realtà, poco importa, gli Usa sono in una posizione ferrea rispetto all’Europa. Ed in particolare, perché non cominciare a puntare sui bond pubblici Usa correlati all’inflazione? Sono anche detti, in gergo, Tips (Treasury inflation protected securities). L’aumento dell’inflazione “nera”, in modo più marcato, rispetto ai dati ufficiali, preannuncia la “stretta” sui tassi da parte degli Usa che assicurerà maggiore forza d’impatto e solidità dell’economia Usa. Un vero e proprio azzardo, tutto sommato considerando, che il cambio si muoverà, e non di poco.

Se volessimo rischiare come possiamo investire nei Tips? O direttamente acquistandone uno, oppure diversificando il portafoglio ed avvalendoci dei classici “investitori istituzionali”. Uno dei prodotti (fondi di investimento indicizzati) in cui investire è rappresentato dall’iShares $ Tips.

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