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Dollaro ancora in rafforzamento per il quinto giorno consecutivo

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Il dollaro si rafforza ulteriormente nella giornata di ieri, proseguendo la sua strada di risalita per il quinto giorno consecutivo: ai livelli correnti la valuta statunitense dimostra di aver recuperato circa due terzi del calo conseguito nell’immediato post-FOMC, in seguito alle dichiarazioni prudenziali della Federal Reserve.

Nelle giornate più recenti, a favorire la rimonta sono stati tuttavia proprio i toni di vari discorsi dei membri della Fed di questi giorni, dai quali è complessivamente emerso che il non-rialzo dei tassi di marzo è da considerarsi solo una pausa e che da adesso in poi qualsiasi riunione potrebbe essere quella giusta per riprendere ad alzare, purché ve ne siano le condizioni, e quindi, virtualmente, anche la prossima del 27 aprile. Ad ogni modo, a nostro giudizio sembra ancora difficile che tra un mese l’istituto monetario federale statunitense possa effettivamente scegliere di incrementare i tassi, risultando invece più probabile l’ipotesi di un prolungamento della pausa in vista dell’occasione di giugno.

Anche le dichiarazioni di Bullard, in tal fronte, sono state dello stesso tenore. La risalita del dollaro potrà dunque proseguire anche nei prossimi giorni, a patto che i dati macro USA non siano destinati a deludere. Occhi aperti pertanto sui dati degli ordini di beni durevoli, che potrebbero fornire indicazioni miste: il test più importante rimane pur sempre fissato nell’employment report della settimana prossima.

Per quanto attiene, di contro, l’euro, la valuta unica europea rimane in calo per il quinto giorno di fila, ma si mantiene ancora in area 1,11 EUR/USD. È probabile, sottolineavano gli analisti ISP, che affinché si osservi un calo più marcato già in questi giorni – in direzione della soglia di 1,1000 EUR/USD – si debbano avere dati macro USA molto positivi o dati macro area euro molto negativi. Considerando che il calendario di queste ore non sembra poter proporre indicazioni in tal senso, rimane inteso che l’appuntamento più utile sarà quello della prossima settimana, con la stima d’inflazione dell’area in uscita giovedì e l’employment report USA venerdì.

Più sul medio termine, naturalmente, diverranno importante le osservazioni sulle tappe di avvicinamento alla nuova riunione della Federal Reserve, che potrà scegliere di confermare la pausa del rialzo dei tassi di interesse, o procedere con l’innalzamento. Nelle settimane successive le dichiarazioni dei membri più rappresentativi potrebbero fungere da leva eventuale.

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