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Dollaro in rialzo su inflazione USA

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Il dollaro si è appressato ampiamente, nella scorsa giornata di venerdì, sulla scia della sorpresa generata dai favorevoli dati di inflazione USA. Stando alle statistiche ufficiali, infatti, l’inflazione core sarebbe crescita più del previsto, mostrando un incremento da 0,2% a 0,3% m/m, contro attese ferme alla stabilizzazione a 0,2% m/m.

Il biglietto verde ha così potuto recuperare metà della correzione che era stata riscontrata nel corso del mese di aprile. Tuttavia, guardando con maggiore attenzione al prossimo futuro a breve termine, sembra chiaro che il solo dato dell’inflazione di venerdì scorso non sarà sufficiente a indurre la Federal Reserve ad alzare i tassi già nel mese di giugno, ma consentire per lo meno di mantenere le aspettative per il mese di luglio o, al più tardi, per il mese di settembre.

Detto ciò, è bene ricordare come l’incremento del dollaro possa proseguire anche nei prossimi giorni, a patto che i dati sugli ordini durevoli non siano deludenti. Tuttavia, attenzione a quanto accadrà venerdì, quando è possibile che la potenziale ripresa della valuta verda possa subire una battuta d’arresto, visto e considerato che la seconda stima del Pil subirà probabilmente una revisione al ribasso. Ciò non impedirà la ripresa di lì a breve, soprattutto se l’employment report del 5 giugno sarà positivo.

Per quanto infine concerne l’euro, la valuta unica europea ha fatto prevedibile marcia indietro. Una correzione piuttosto vistosa che suggerisce come la prospettiva di un ulteriore calo della moneta unica, con ritorno verso i minimi del mese di marzo, sia tuttora valida, in relazione alla svolta della Federal Reserve. In questi giorni i dati in uscita sull’euro non dovrebbero essere tali da far rimbalzare agevolmente il cambio.

Sul fronte greco, le ultime indicazioni sembrano confermare l’impossibilità di Atene di rimborsare la quota residua dei prestiti del Fondo Monetario Internazionale, con la prima rata prossima che scade già nella giornata del 5 giugno. Sebbene ultimamente l’euro non abbia risentito delle vicende greche, non sono da escludersi delle ricadute negative se la situazione dovesse prendere una piega ancora più sfavorevole.

La sterlina, così come l’euro, ha corretto sui dati USA, ma rispetto alla valuta unica lo ha fatto con minore vigore e, soprattutto, si è mantenuta sui massimi dell’anno proprio nei confronti dell’euro. In questi giorni è possibile che il gap contro la moneta unica possa essere ampliato, se i dati domestici non genereranno delle delusioni. Giovedì è in pubblicazione la seconda stima del Pil, da rivedersi al rialzo. .

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