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Dollaro in ritracciamento dai massimi di martedì

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Il dollaro ha recentemente ritracciato dai massimi livelli incontrati di martedì scorso, ma si mantiene comunque su livelli elevati. Il movimento è perlopiù fisiologico e non determinato da alcuni elementi esogeni di particolare rilievo. I dati infatti (sia bilancia commerciale sia vendite di case) sono risultati migliori delle attese della maggior parte degli analisti, che concentrano ora la propria attenzione sui dati relativi agli ordini di beni durevoli e domani al Pil del terzo trimestre. Le attese sono positive, il che favorirebbe un consolidamento del dollaro intorno agli elevati livelli correnti.

Per quanto concerne la valuta unica europea, l’euro si è risollevato parzialmente dalla correzione post-BCE toccando un massimo a 1,095 EUR/USD. Il movimento è da leggersi probabilmente come una sorta di aggiustamento rispetto a una reazione – un po’ eccessiva – all’esito della riunione BCE di giovedì scorso, piuttosto che a una spinta determinato dai dati in uscita. Si tenga inoltre conto che i rischi sono ancora verso il basso. In caso di dati USA migliori delle attese l’euro potrebbe riavvicinarsi ai supporti collocati nei pressi di 1,0850 EUR/USD. Altrettanto importanti saranno comunque i dati dell’area euro. Domani verranno pubblicati i Pil del terzo trimestre di Francia e Spagna e gli indici di fiducia dell’area per il mese di ottobre, mentre lunedì sarà la volta del Pil aggregato dell’area euro. Se non deluderanno, potrebbe essere evitata l’inaugurazione di nuovi minimi di euro.

Passando rapidamente alla sterlina, la valuta britannica rimane stabile a cavallo tra 1,21 e 1,22 GBP/USD, avendo già scontato – ma solo in parte – lo scenario negativo connesso a un’eventuale hard Brexit. Un test molto importante sarà questa mattina il Pil del terzo trimestre, che comprende interamente il primo periodo post-referendum e può quindi offrire indicazioni significative sull’effettivo impatto del voto. Le attese sono per un ampio rallentamento a 0,3 per cento dall’ottimo 0,7 per cento del secondo trimestre. Buona parte di questo rallentamento può essere considerato fisiologico, per cui la sterlina non dovrebbe scendere, se non temporaneamente, sotto 1,20 GBP/USD. La correzione sarebbe invece più ampia se il Pil registrasse una crescita inferiore allo 0,3 per cento.

Infine, lo yen si conferma in lieve calo, ma rimane ancora in area 104 USD/JPY. In caso di sorprese positive dai dati USA si potrebbe osservare una prima rottura di 105,00 USD/JPY.

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