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Dollaro, nuovo calo in apertura di settimana

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Il dollaro ha aperto la settimana corrente con un nuovo calo che ha contribuito a riportarlo sui minimi dallo scorso mese di agosto. Il calo appare essere generalizzato, anche rispetto alle valute emergenti, oltre che da quelle principali del basket delle controparti.

Per quanto concerne i principali significati che è possibile trarre da tale evoluzione, l’avvio negativo non può che suggerire che il biglietto verde è ancora esposto a rischi verso il basso, anche se probabilmente contenuti. Il tema principale, anche nel corso di queste settimane, rimarrà presumibilmente il fatto che la Federal Reserve dovrà essere molto cauta con i rialzi dei tassi successivo a quello già prodotto, e sicuramente non alzerà alla riunione di fine mese, quando il FOMC confermerà pertanto l’attuale livello.

Nei prossimi giorni tuttavia segnali positivi dai molti dati in uscita potranno contribuire perlomeno ad arginare le perdite e, perché no, iniziare a porre le basi per un possibile rialzo a giugno: una prima indicazione favorevole dovrebbe aversi dai prezzi all’import, attesi risalire in territorio positivo, mentre domani usciranno i prezzi alla produzione e le vendite al dettaglio. Attenzione anche alla pubblicazione del nuovo scenario economico mondiale da parte della Federal Reserve, che conterrà una revisione verso il basso delle stime di crescita per quest’anno, mettendo in evidenza l’incertezza e la fragilità della ripresa globale.

L’euro di contro ha aperto la settimana in salita fino a 1,1447 EUR/USD, a un soffio dal massimo di giovedì scorso. La flessione sui dati negativi di produzione industriale italiana è stato riassorbito velocemente. Il principale fattore di sostegno per la moneta unica è rappresentato dall’eventualità che la Banca centrale europea possa non avere bisogno di aumentare ancora lo stimolo monetario nei prossimi mesi. Per orientare il cambio più sul breve termine, bisognerà inoltre attendere la pubblicazione dei dati macro nel corso dei prossimi giorni: eventuali delusioni – peraltro non certo inattese – potrebbero contribuire a limitare la forza della valuta unica europea ed arrestare così il rincaro verso l’alto.

Più sul medio termine consideriamo tuttavia certo il deprezzamento dell’euro: in virtù dell’avvicinarsi della scelta di rialzo dei tassi Fed (presumibilmente, a giugno), il dollaro dovrebbe nuovamente rafforzarsi, erodendo i guadagni riscontrati dall’euro nelle ultime settimane e, probabilmente, inaugurando una nuova profondità sotto quota 1,05.

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