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Dollaro USA, il “peggio” è alle spalle?

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La settimana scorsa si è chiusa con un ribasso per il dollaro USA. Per la terza settimana di fila, indebolito dall’esito del FOMC, le quotazioni della valuta verde si sono dunque riposizionate al ribasso, seppur non facciano temere per un’infrazione dei minimi recenti di metà maggio. Ma cosa accadrà nei prossimi giorni?

Secondo una buona parte degli analisti, la prospettiva che il primo rialzo Fed avvenga al FOMC del 17 settembre dovrebbe consentire al biglietto verde di recuperare gradualmente mano a mano che i dati offriranno conferme favorevoli. Per questa settimana sono attese indicazioni positive dai dati sulle case, mentre domani sarà la volta degli ordini di beni durevoli e mercoledì del Pil del 1° trimestre che dovrebbe essere rivisto al rialzo. L’appuntamento più importante sarà comunque la prossima settimana con l’employment report giovedì 2 luglio. Per il momento gli ultimi dati sul mercato del lavoro confermano un positivo sviluppo, ma bisognerà attendere ulteriori supporti per poter dare un giudizio definitivo sull’avvenuta ripresa e, soprattutto, sul sostegno per il cambio di politica Fed in relazione ai tassi di interesse di riferimento.

Per quanto concerne l’euro, dopo il massimo post-FOMC a 1,1436 EUR/USD la valuta unica europea è arretrata fino a un minimo di 1,1292 per poi rientrare in area 1,13 dove appare abbastanza sostenuto. Questa settimana dovrebbe essere quella decisiva per la Grecia (e probabilmente già oggi si saprà qualcosa): il Paese ha sostanzialmente tre giorni per accettare o respingere l’offerta dei creditori o proporre una soluzione alternativa che sia però coerente con i principi definiti in febbraio. Le indicazioni del fine settimana sembrerebbero aprire degli spiragli positivi per il raggiungimento di un accordo.

Per quanto attiene la sterlina, riscontriamo la terza settimana consecutiva chiusa in rialzo, favorita principalmente dai dati favorevoli della scorsa settimana, che soprattutto sul fronte del mercato del lavoro hanno determinato esiti molto migliori del previsto. Ad ogni modo, dai massimi toccati in area 1,59 GBP/USD, la sterlina potrebbe arretrare moderatamente nel breve. Non appare infatti molto probabile che giungano presto altre sorprese eclatanti dai dati domestici e la Bank of England – ricordavano gli analisti ISP – preferisce per ora mantenere un atteggiamento cauto sul timing del primo rialzo dei tassi, che comunque dovrebbe arrivare entro pochi mesi da quello della Fed. In questi giorni, a fronte di pochissimi dati in uscita, si potrebbero avere novità dai due discorsi BoE.

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