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Eni oscilla in borsa, rimane nel mirino degli investitori

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Cominciano le scariche per il “cane a sei zampe”. Sentiment di borsa lunatico sul titolo con investitori in ritirata. Rating “Neutral” e perdite di terreno di un titolo a partecipazione statale, considerato tradizionalmente solido.

In data 23/05/2014 alle 10:00, calo del 0,05%, subito qualche minuto dopo annullatosi. Insomma, sembra che si sia creato una sorta di bipartisan che fa smuovere di poco il titolo per poi rimetterlo in carreggiata.

Resta da valutare se le nuove siano incoraggianti per lo sviluppo di un settore che non può che basarsi sull’internazionalizzazione. Al varo del governo la cessione delle partecipazioni pubbliche del 10%. Ma la privatizzazione non riguarda solo Eni ma tutte le altre aziende a partecipazione statale, Poste italiane comprese. E’ obsoleto definirle ormai aziende pubbliche ed è invero inadeguato riproporre la tematica della privatizzazione, in opposizione alla tematica dello Stato anti-Europa con rivendicazioni dal tono vagamente nazionale.

Gli investitori preferiscono puntare sulle small cap che sui titoli a solida tradizione e si preparano ad effettuare una rotazione di fondi dalle azioni a medio-elevata capitalizzazione a quelle a piccola capitalizzazione. Se tale traguardo non è stato ancora raggiunto è perché in Italia ancora non si è riuscito ad ottenere un sistema di regolamentazione che, a livello di finanza, salvaguardi anche le speranze di crescita e di finanziamento.

 Eni, comunque, nel mirino degli investitori per la sua forza di emersione dalle rapide frenate del titolo.

Eni. Le nuove mire internazionali

Il petrolio e le attività estrattive vengono visti con occhio malevolo da gran parte degli analisti. Tra accuse di presunto neo-colonialismo economico o di arricchimento sulla base della sola risorsa petrolifera non spuntano più le “economie del golfo”, dette oil oriented, per le quali non sono passati inosservati gli accordi di acquisizioni di quote di partecipazione al capitale delle più grandi società, reinvestendo le entrate da petrolio.

Si sta avviando una ricerca petrolifera nell’Africa (e non solo l’Italia con Eni, ma anche la Cina è interessata ad accordi commerciali in Africa, con la sola differenza che lo Stato sta abdicando, almeno in forma, dai gruppi societari). Bisogna realizzare un piano di sviluppo, così come venne portato avanti nelle economie del golfo: infrastrutture in primo luogo.

Solitamente, i paesi ricchi di risorse ma con problemi di organizzazione interna e di stabilità politica attraversano sempre lo stadio, si spera transitorio, di “polveriera da sparo” ed il “cane a sei zampe” vi è in pieno centro. Come non dimenticare le recenti affermazioni in un’intervista, di Renzi, riguardo ad una presenza dell’intelligence nel gruppo Eni. Ma tali ipotesi vengono formulate per i principali gruppi internazionali, non necessariamente solo di natura commerciale.

I disordini in Libia hanno creato non pochi problemi alla società, con l’estrazione petrolifera bloccata in Kashagan. Si pensa che si possa riprendere l’anno prossimo, a causa di problemi tecnici (la materia grezza non sarebbe pura). Nella seduta del 18/05/2014, l’effetto Libia ha fatto fare una brusca frenata al titolo che si è ripiegato sul -2,6%.

Ma il gruppo si sposta verso altre mete di interesse, ancora in potenziale sviluppo e sfruttamento delle risorse. Una di queste è il Mozambico, anch’esso in piena instabilità politica (Eni e le polveriere da sparo). Petrolio, infrastrutture, agroindustria e gas diventano i nuovi settori strategici per gli investitori esteri in Mozambico.

La valuta utilizzata in Mozambico è estremamente debole al cambio ed è il metical mozambicano: 31,4699 metical per ottenere 1 dollaro Usa.

Le economie del golfo hanno, invece, una volta passato lo stadio della crescita, consolidato nel tempo una politica del cambio che non porti troppo a far perdere, almeno in termini ufficiali, alla valuta di peso. La fissità del cambio nei confronti del dollaro Usa degli Emirati Arabi Uniti. Pensiamo ad un’altra polveriera da sparo come la Giordania che mantiene lo stesso atteggiamento di politica del cambio (prospettive Eni) ma molto è aiutata dai paesi amici, essendo un punto di fulcro.

Quasi sempre la manifattura è per lo più assente in tali realtà e bisogna puntare sui servizi o sulle attività estrattive, a seconda dei punti di forza.

Nuova ondata di ottimismo sul titolo, sul fronte del successo dell’attività estrattiva del “cane a sei zampe”, in una nuova zona offshore: scoperto il pozzo Agulha in Mozambico.

Questo è un titolo che muoverà, secondo le previsioni, piccoli passettini in borsa recuperando improvvise perdite di terreno. Complice anche le previsioni ribassiste della risorsa esauribile petrolifera. Le quotazioni del Brent inizieranno una caduta lenta (previsioni titolo Eni), affianco alla parallela discesa del costo di raffinazione: da 110 dollari a 104 dollari per il 2015 sino a 90 dollari a barile. Oggi (23/05/2014) il Brent quota 110,37.

Attese moderatamente rialziste sul titolo dell’arcinoto “cane a sei zampe”.

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