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Euro, ecco la reazione post-referendum

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Dopo il piccolo rimbalzo della settimana scorsa, che aveva riportato l’euro da 1,05 a 1,06 EUR/USD, la moneta unica ha aperto la settimana al ribasso toccando un nuovo minimo a 1,0506 EUR/USD a causa dell’esito del referendum costituzionale italiano che ha visto una netta vittoria del no, a 59,11 per cento contro 40,89 per cento dei si. Il premier Renzi ha annunciato le dimissioni, che presenterà formalmente questo pomeriggio.

Tuttavia, a breve distanza dall’apertura dei mercati questa mattina, l’effetto negativo sull’euro è già rientrato e il cambio ha ripristinato quota 1,06 EUR/USD. Questo non è sufficiente a concludere che non vi siano più rischi verso il basso, perché i mercati potrebbero ragionevolmente associare ai rischi di instabilità politica italiana quelli legati alle elezioni in Germania e in Francia dell’anno prossimo. Intanto un segnale più tranquillizzante per i mercati è arrivato ieri dalle elezioni presidenziali in Austria, che hanno visto la vittoria del verde Van Der Bellen sui nazionalisti di Norbert Hofer.

È comunque possibile che la valuta unica europea possa effettivamente soffrire ulteriormente dell’esito del referendum italiano, sia perché la BCE si è detta pronta a intervenire acquistando titoli di stato italiani in caso di eccessive pressioni rialziste sui tassi, sia perché la vittoria del no lascia di fatto lo status quo – possibile instabilità politica a parte.

L’attenzione dei mercati – ricorda un dossier Intesa – dovrebbe pertanto ora tornare a focalizzarsi sull’esito della riunione della Banca centrale europea di giovedì. Le attese degli analisti sono quelle per un’estensione del programma di acquisti per altri sei mesi oltre la scadenza di marzo 2017, per un ammontare mensile inferiore però agli 80 miliardi attuali, e probabilmente a 60 miliardi. L’euro non dovrebbe uscire penalizzato da un ampliamento dello stimolo monetario di questa portata, soprattutto se tale mossa verrà percepita come l’ultima di questa lunga fase espansiva della BCE.

I rischi per il futuro sono comunque ancora verso il basso, perlomeno nel brevissimo termine, in ragione del contestuale rialzo dei tassi USA atteso al FOMC della prossima settimana. Anche in questo caso tuttavia, trattandosi di una mossa pienamente scontata dal mercato, l’effetto finale sull’euro non dovrebbe essere negativo. I veri rischi provengono piuttosto dalle indicazioni che la Fed darà in merito al 2017, ma su questo punto è probabile che non voglia esporsi prima che escano i dettagli sul programma economico effettivo di Trump.

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