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Euro penalizzato dal clima politico

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L’euro è sempre più penalizzato dall’incerto clima politico che si sta profilando in alcune sue aree, Francia in primis. Non è un caso che la valuta unica europea abbia aperto la scorsa settimana toccando nuovi minimi nei confronti di dollaro (e non solo), penalizzato proprio da un clima politico che vede avanzare le forze populiste, e che pertanto nuoce gravemente al futuro dell’area unica europea e dell’eurozona.

Il riferimento principale è, intuibilmente, alla Francia: Marine Le Pen ha già detto che se dovesse vincere le elezioni porterebbe la Francia fuori dall’euro, con una mossa che sarebbe un’altra “primizia”, dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, e che potrebbe essere il colpo più duro per le sorti di una istituzione europea sempre più debole, e che sta cercando di essere faticosamente rianimata dalle intenzioni di alcuni suoi leader (come Angela Merkel, che ha anticipato la creazione di una “Europa a due velocità”.

Il clima è stato poi teso anche in Italia, e non solamente per l’acuirsi di alcune tensioni elettorali (ha pesato l’attesa per il giudizio sul rating da parte di Moody’s). Sul fronte dei dati, le delusioni non sono mancate: la produzione industriale tedesca ha infatti chiuso sotto le aspettative dando un altro duro colpo alla tenuta dell’euro, mentre non molto tempo prima Draghi ha ribadito quanto già espresso alla riunione della Banca Centrale Europea di gennaio, affermando che è necessario che la politica monetaria resti ancora molto accomodante per poter garantire la risalita dell’inflazione verso il target e che in caso di deragliamento il quantitative easing può essere esteso e/o ampliato ulteriormente. Draghi ha poi aggiunto che comunque la Banca Centrale Europea sta guardando anche ad altre misure di inflazione. Per quanto riguarda le questioni internazionali, il presidente della BCE ha espresso preoccupazione per il rischio di implementazione di politiche protezionistiche, con riferimento a quanto potrebbe avvenire negli Stati Uniti, dove le dichiarazioni del neo presidente Trump sembrano essere sempre più improntate a rinvigorire i toni più aspri della campagna elettorale.

Considerato ciò, non riteniamo che l’euro possa sprigionare una grande forza nel brevissimo termine, rimanendo pertanto costretta sull’attuale range o su un range di ancora maggiore debolezza, pur non “esagerata”. Nelle prossime settimane alcuni dei punti di dubbio, tutt’ora in sospeso, potrebbero essere sciolti conferendo alla valuta unica europea una nuova visione di breve e di medio termine nei confronti delle principali valute controparte.

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