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Fed non tocca i tassi, ecco come reagiscono dollaro ed euro

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dollaro

Dopo tante attese e molta enfasi, alla fine la Fed ha optato per non ritoccare i tassi di interesse di riferimento, confermando pertanto l’attuale livello. Alla luce di tali novità (o non novità, a seconda di come la pensiate), il dollaro ha corretto immediatamente, ma rimane – almeno per il momento– al di sopra dei minimi di fine agosto, di quelli di maggio e dei livelli di partenza di inizio anno.

Per quanto concerne il breve termine, il calo potrebbe proseguire, ma buoni supporti si dovrebbero trovare in prossimità dei minimi del mese scorso, purché il quadro internazionale non peggiori e i dati USA non deludano. Gli analisti ISP ricordano come temporaneamente la dinamica prevalente potrebbe essere di tipo laterale, ma è comunque molto probabile che il dollaro si apprezzi nuovamente all’avvicinarsi effettivo del primo rialzo che è da considerarsi solo rinviato e dovrebbe arrivare entro fine anno.

Dunque, gli occhi si spostano ora sul FOMC del 16 dicembre, evento che appare sempre più probabile come data rispetto a quello del 28 ottobre. La Fed ha infatti mantenuto la valutazione molto favorevole dell’economia domestica e del mercato del lavoro in particolare. Ha però – ricorda ISP – rilevato un leggero allontanamento dell’inflazione dal sentiero di rientro a target, su cui i recenti sviluppi sul fronte Cina pongono ulteriori rischi. Anche sul dollaro quindi i rischi dello scenario di previsione sono verso il basso.

Successivamente il dollaro dovrebbe comunque procedere per una strada di risalita, ma il biglietto verde potrebbe incontrare qualche difficoltà a raggiungere e superare i massimi di metà marzo. Per gli appassionati di analisi fondamentale, consigliamo dunque di tenere sotto controllo gli appuntamenti macroeconomici più importanti, tracciando nel calendario le date del 2 ottobre con l’employment report e del 15 ottobre con l’inflazione.

E l’euro? Come era facilmente immaginabile, l’euro si è apprezzato sul FOMC, ma non eccessivamente, passando da 1,1320 a 1,1440 EUR/USD. Difficilmente la valuta unica potrebbe proseguire nel conseguimento di spazi di risalita fino a toccare i massimi di fine agosto in area 1,17. Più sul medio termine, è molto probabile scommettere su una nuova discesa delle quotazioni dell’euro contro dollaro, con target più probabile entro fine anno sotto quota 1,10 EUR/USD. Il rinvio Fed – concludevano gli analisti – si accompagna infatti ad aumentate probabilità di ampliamento del QE BCE, che limita notevolmente l’upside della moneta unica…

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