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Giappone: Tra “samurai” ed ellenici, Atene in pista.

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Era stato definito da economisti, a grande schiera, un semplice ri-aggiustamento del mercato, a seguito di precedenti percezioni di sovra-performance.

Ma Tokyo continua a chiudere piatta (-0,08% al 19/06/2014), malgrado la valuta prosegua il suo rafforzamento, in termini di forza relativa, rispetto alle altre divise nazionali. Moderato indebolimento “amministrato” sui mercati valutari dello yen, rispetto alle valute principali (eurodollaro), in modo alquanto atipico. Malgrado l’euro sia più forte rispetto al dollaro, la svalutazione è più ripida nei confronti del dollaro (per effetto, evidentemente, delle relazioni commerciali tra i due). Ben riuscito il tentativo puntuale della Banca Centrale del Giappone di controllare l’andamento dei cambi.

E le dichiarazioni del premier cinese hanno lasciato quel po’ di attrito in più sul mercato nipponico, dato che la Cina punterebbe ad aumentare l’acquisto in titoli di stato greci (l’intervento della Boj, vista la tensione tra Cina e Giappone, è più che prevedibile). A qual pro, si chiede l’attonito investitore? E Quali sono le prossime mire del Giappone, da sempre in relazione triviale con l’antagonista storico, la Cina?

Un paese, il Giappone, che sta cominciando a soffrire per il calo delle esportazioni, prima solo in termini di volume, e poi, malgrado la debolezza temporanea dello yen (destinata a durare ben poco), in termini della valuta domestica. Non è stato altrettanto bravo come la Cina a cercare nuovi partner commerciali e l’economia-paese ne sta risentendo, troppo legata al dollaro Usa.

Cosa sta succedendo al Giappone?

Strano a dirsi ma il Giappone è stato sempre messo affianco degli Usa come modello di esempio per l’Europa per un fattore importante: il grado di finanziarizzazione dell’economia che è un ingrediente comune per entrambe. Ma le relazioni tese fra gli Usa ed il Giappone stanno cambiando il focus dell’area nipponica che continua con la sua politica “anestetizzante” in termini della valuta, attraverso massicci acquisti di titoli di stato, qualunque titolo che gli investitori desiderino vendere. Pensate che la Boj è diventata la principale obbligazionista dei titoli di stato nipponici, al punto che gli stessi non sembrano essere più reperibili dai singoli investitori e risparmiatori privati.Perché il Giappone punterebbe ora anche su Atene?

Tutto sommato, secondo le principali valutazioni delle agenzie di rating, i titoli di Stato greci, sebbene garantiscano rendimenti superiori alla media europea (lo scarto rispetto ai titoli di stato italiani è di più del 2% con un rendimento per i bond di Atene che sfiora il 5%), sono titoli “spazzatura”, in quanto non convincono molto i fondamentali dell’economia greca, ancor meno di quella italiana.

A questo punto, pare un “azzardo” di comodo da parte del Giappone che, sul fronte della maggiore “freddezza” delle relazioni commerciali con gli Usa si dirige verso l’Europa, per evitare il male peggiore: un rafforzamento eccessivo dello yen. E quali sceglie, a prescindere dai fattori di rischio? Quelli più a buon mercato, emessi da un altro Stato con cui la rivale Cina sta intavolando nuovi accordi bilaterali. Chi ha annunziato di aumentare l’acquisto di titoli di stato greci? Il premier di Pechino.

Non si riesce ad intuire se il contributo nipponico presumibile alle finanze di Atene, possa essere un segnale da parte del Giappone, alla ricerca di nuovi partner commerciali (anche il Giappone ha mire russe, ora che la Cina vi è riuscita per il settore del gas), e non potendo affiancarsi alla concorrente asiatica: la Cina che continua a concludere accordi bilaterali, passando dalla Russia all’Italia. L’11 giugno vi è stato un incontro che ha visto partecipare, ai nuovi accordi tra Italia e Cina, anche Cassa Depositi e prestiti (con riferimento, al Fondo Strategico Italiano) e China Investment Corporation per decidere sugli investimenti strategici. Non è neanche passato un mese e “China Investiment Corp” è finito sotto accusa per operazioni di cessione sospette o errati criteri di valutazione. Sarà solo una coincidenza?

Vanificate le aspettative degli investitori che avevano puntato, con aspettative rialziste, sul listino di Tokyo, all’incirca 2 giorni fa, dopo l’annunzio della Fed che ha annunziato di continuare ancora la politica degli attuali tassi di interesse. Ciò è stato visto come un “rinvigorimento” dell’economia Usa che ha deciso di rinviare ancora le “strette”, ed è stato ben percepito dagli investitori per i rapporti con le principali società del tecnologico, che si sono subito quotate al rialzo (Sony: +3,71%; Toyota: +2,71%), incidendo, a loro volta, sul Nikkei, ai massimi rispetto a 4 mesi.Peccato però che i legami commerciali siano in tensione nei recenti tempi. E ciò ha generato l’immediata scivolata e delusioni sul fronte degli investitori.

Freddezza e ridotta correlazione con i listini asiatici, dato il riaprirsi delle ostilità tra Giappone e Cina.

Insomma, sembra non essere il momento giusto per puntare su Tokyo, anche perché si pensa che il cambio possa andare, prima o poi, fuori controllo. Lo yen tornerà a rafforzarsi e giocoforza, ciò continuerà a deprimere l’export, mettendo quasi in ginocchio un’economia competitiva come quella nipponica tra le più progredite per il settore dei servizi e del tecnologico.

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