Aggiornamento Importante: Secondo la circolare CySEC C168 è fatto divieto ad ogni broker di promuovere Bonus sul deposito. Sulla scorta della nuova regolamentazione, ci teniamo a precisare che qualsiasi riferimento a bonus sul deposito all'interno delle pagine di questo blog non sono più da tenere in considerazione.

Gli yankee non importano più vino. Perché?

Consigliati 
logo optionbitRendimenti delle
60 secondi al 76%


Software trading Automatico

Visita OptionBit

iqoption_logo_miniDeposito minimo 10$

Trade minimo 1$


Visita Iqoption

vino europa

Gli Usa sono sempre stati i maggiori consumatori di vino d’esportazione, un fiorente mercato soprattutto per il “made in Italy”, e malgrado i prezzi più alti rispetto alla concorrenza non vi sono mai stati problemi per i prodotti pregiati italiani, riconosciuti in tutto il mondo, sin dalle tradizioni.

Si spera e si pensa che sia tutto da addebitare, a questo punto, ad una crisi a livello mondiale e che le nostre esclusive, per effetto di una scarsa efficacia incisiva ed aggressiva sul territorio, non siano finite nel dimenticatoio. Gli aromi tipici sono, forse, stati dimenticati dopo il ricambio generazionale. I teenager e coloro che si apprestano a diventare adulti non credono alle parole dei loro “vecchi” quando dicono che l’Italia è la migliore al mondo, in quanto a prodotti della buona cucina. Ed i fatti non riescono a dimostrarlo, con la penetrazione sempre più aggressiva di prodotti imitati, non autentici italiani.

Purtroppo, bisogna ripensare il nostro “made in Italy”, sponsorizzandolo come se fosse nato oggi.

Moderati cali anche per i nostri concorrenti più accaniti: Australia e Cile che hanno anch’essi ridotto le importazioni per percento superiori al 14%. Un dato almeno incoraggiante sapere che non ci siamo fatti battere dai concorrenti esteri.

Succede sistematicamente ed ormai ci abbiamo fatto abitudine. Si comincia come se si fosse all’attimo fatidico dello “scoccare” del nuovo anno. Molte le proposte ed anche piuttosto interessanti. I classici buoni propositi.

E poi quando si arriva in campo di guerra, i soldati risparmiano le cartucce. Nuovo spolverino del decreto di riforma dell’agricoltura per un settore che ha bisogno di essere risollevato e che ha sempre vissuto soprattutto grazie all’Export.

Per fortuna che l’irrinunciabile non salta. L’attenzione al settore della vinicoltura è stata riposta, pur se cominciando con un’opera di snellimento normativo. Insomma, il primo obiettivo è rendere meno burocratico il settore. Lasciata fuori, però, la semplificazione per l’agricoltura in genere che forse sarebbe stato un salto troppo radicale.

L’inasprimento del divieto Ogm rientra nelle nostre tradizioni secolari, dato che i nostri prodotti non ne hanno bisogno. L’immagine del “made in Italy” sarebbe inutilmente guastata. Quanti gli avventurieri su Internet (e lì si tratta di bio-chimica) che propongono di replicare l’aroma di un vino pregiato italiano, stimolando l’avvio sul web di un mercato nero del vino? Dobbiamo, a questo punto, pensare che il calo dell’import non sia un calo effettivo dei consumi, seppur minori, ma un ricorso a mercati “sottobanco” nell’illusione che i miracoli siano veri? Bisogna disilludere chi pensa di spendere meno comprando lo stesso prodotto.

Le leve del fisco non mancano mai all’attenzione del legislatore. In sintesi, le novità: lo sconto Irap e sui contributi assicurativi e previdenziali del 50% se si assume a tempo determinato ( e qui le critiche sono poche perché il contratto di lavoro predominante nel settore agricolo è quello temporaneo; anzi dilaga il nero), credito d’imposta per soluzioni innovative (tetto max: 400 mila euro), incentivi per stabilizzare l’occupazione.

Insomma, si passa tramite il fisco per agevolare il settore. Speranza la si deve riporre, quindi, solo nei nuovi fondi europei che sono stati recentemente sbloccati.

Novità del legislatore. Un piccolo campanello d’allarme c’è stato. Ci stiamo facendo “fregare” dal web. Quindi, crediti d’imposta per l’e-commerce di prodotti agro-alimentari per un tetto di 50.000 euro. Almeno è un inizio.

L’Europa non difende le nostre esclusive

Avete mai visto un “vino” senza uva o un “vino zuccherato”? E’ quello che l’Europa consente di esportare e commercializzare, creando un mercato per quei paesi che non hanno le dotazioni naturali ed ambientali, atte allo sviluppo del settore agricolo. Ok, chi vuole comprare tali prodotti si accomodi, ma almeno ne sia informato! Quante imitazioni ci saranno senza informare correttamente il consumatore, dato che il prodotto dall’etichettatura non figura come Ogm?

Intanto, veniamo a scoprire che la prima commodity scambiata è il caffè verde che è diventato il preferito del continente asiatico. Sta perdendo terreno il caffè arabica per problemi dovuti al clima (principale consumatore: sempre gli Usa; primo importatore: il Brasile). E noi inventiamo il “miele di caffè” per cercare di proporre alle zone dal fiorente mercato di continuare a vendere, anche se l’ambiente ed il clima non lo permettono. Lo studio è stato condotto in Colombia ma è un’esclusiva italiana. Pensate un po’, le api lì tendono a preferire i “fiori di caffè”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *