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Il jobs act: la simulazione ibrida all’americana

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jobs act

Si tratta più di un esperimento quello intrapreso dal nuovo governo tecnico che sembra godere anche dell’appoggio di buona parte del corpo elettorale.

Se porre vincoli stringenti all’assunzione a tempo determinato non fa che disincentivare le aziende ad assumere ed a reclutare apprendisti, allora perché non snellire ulteriormente il mercato sperando che le cose prendano gradualmente una piega autonoma ed a rigenerazione continua?

Non tutti sarebbero d’accordo su tale constatazione. Ma vi è chi pensa che il jobs act intende simulare la filosofia del lavoro “all’americana”. Negli U.S.A, la disoccupazione è sempre un problema ma minore rispetto all’Europa, nel senso soprattutto della durata dello stato involontario. Il lavoro si cambia spesso, anche a ritmo di settimane ed i cittadini sono abituati a passare da un’occupazione all’altra. Chiaramente, il fisco è meno aggressivo che in Italia e gli strumenti di flessibilità del lavoro sono una tradizione del diritto speciale da anni. Una cultura del lavoro nettamente diversa dallo stampo ortodosso del vecchio continente.

Vediamo, allora, quali sono le novità principali introdotte dal jobs act, seguendo tale filo conduttore:

  • Siamo alla prima parte del jobs act, dopo l’entrata in vigore del Decreto Poletti al 16/05/2014 e si intende, innanzitutto, stimolare le aziende ad assumere, purché assumano. Quindi, le aziende non sono più tenute a giustificare il perché abbiano assunto a tempo determinato.
  • Se trascorrono 3 anni da quando il lavoratore è assunto a tempo determinato (non si richiede un flusso ininterrotto di 3 anni ma ci si basa sul criterio della somma della durata dei singoli contratti), allora, l’azienda è obbligata ad assumerlo.
  • Vi è un numero massimo di proroghe del contratto a tempo determinato.
  • Sostanzialmente, è stata data una sfoltita ai vecchi vincoli. Mentre prima per l’azienda che non rispettava i vincoli quantitativi del rapporto tra assunzione a tempo determinato ed assunzioni a tempo indeterminato (20%), si prevedeva la diretta conversione dei contratti di lavoro da determinato ad indeterminato, oggi ci si ferma solo ad una sanzione amministrativa. Le aziende stanno chiudendo e bisogna essere consapevoli che irrigidendo il mercato del lavoro, non è detto che aumentino le garanzie per i lavoratori.
  • Viene riproposto il contratto di apprendistato, perché non si può sconfessare il passato. Però, in compenso, si abbassa anche qui il limite dell’obbligo per le aziende con più di 50 dipendenti ad assumere a tempo indeterminato gli apprendisti, prima di prenderne di nuovo: lo si passa dal 50%, stabilito dalla Fornero al 20%. Le aziende con meno di 50 dipendenti non hanno nessun obbligo di ri-conferma degli apprendisti.

Insomma, sostanzialmente si sta cercando di sperimentare un modello del lavoro meno garantista e più flessibile, a cui forse non siamo ancora abituati.

Particolare euforia in Piazza Affari, soprattutto per le nuove ipo. Debutto di Fineco e di Fincantieri. Il mercato sembra assorbire bene i malumori del sistema economico. A quanto sembra, effetto contagio per Piazza Affari solo in vista di tonfi dei bancari. Non vi sembrano essere reazioni a catena di natura sistemica. Chiaramente ciò non dipende dalle riforme ma dal continuo dinamismo del nostro mercato che sembra non esserci dal punto di vista della crescita ma c’è, eccome.

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