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La Tobin Tax Europea: nuovo terreno di scontri

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Sembra stia prevalendo una certa politica, a livello europeo, sul targeting delle misure adottate in Italia. Dare sì luogo ad una riforma fiscale che colga a pieno le transazioni finanziarie internazionali per aumentare anche la capacità dell’istituzione di catturare l’andamento economico. La finanza è diventata la protagonista dell’economia.

Il fisco che si rivolga solo alla piccola economia domestica non può che creare malcontento, in una crisi che vede sempre più emergere la morsa del debito e delle diseguaglianze economiche e sociali.

Cosa si starebbe decidendo? Innanzitutto, di lasciare fuori dai cambiamenti i titoli di debito pubblico, colpendo, in prima linea, tutti gli altri strumenti di raccolta del risparmio. Tobin Tax Europea? E’ ancora presto per parlarne, in quanto, a quanto pare, si affaccerà sul mercato solo nel 2016 ma certamente rappresenta un nuovo terreno di scontri fra i vari paesi.

Già, a livello nazionale, abbiamo assistito a consistenti rincari della decurtazione fiscale che sono andati ad incidere, per una buona fetta, su azioni e conti deposito. D’altronde con i titoli pubblici già con i rendimenti ai minimi storici non era proprio proponibile un  ulteriore aggravio del prelievo fiscale.

Tobin Tax Europea: Che cosa bolle in pentola?

Se l’imposta verrà applicata entro il 01/01/2016 perché se ne parla proprio ora? Perché hanno suscitato una certa attenzione sull’argomento Tobin Tax europea le dichiarazioni del ministro delle finanze austriache che è uno dei maggiori assertori della validità della manovra.

Così, si è chiesta ulteriore conferma a Pier Carlo Padoan che ha confermato quanto detto dal ministro austriaco, annunciando che molto probabilmente si è raggiunto un accordo comune tra un blocco significativo di paesi, al punto da essere pronti per sveltire la procedura, entro dicembre 2014.

Ecco il blocco dei 10 aderenti: Italia, Slovacchia, Estonia, Grecia, Belgio, Austria, Spagna, Portogallo, Francia, Germania. Tra i maggiori oppositori spiccano, in prima linea, la Gran Bretagna, i Paesi Bassi e la Svezia. Non tutti tra questi paesi hanno scelto di aderire al progetto europeo, d’altronde.

Non ci resta che attendere ulteriori sviluppi per sapere se la Tobin Tax europea sarà la nuova realtà che dovranno fronteggiare gli investitori di azioni e derivati. Nel frattempo, il fisco continua a cercare di sbrogliare la matassa delle cripto-valute, che per molti paesi hanno perso lo status di valute essendo considerate un vero e proprio bene da sottoporre a tassazione.

Sull’onda dell’inadeguatezza dei vecchi indicatori di massa monetaria e circolante (M1, M2, M3), l’Europa cerca di raggiungere quel traguardo di armonizzazione fiscale che era uno degli obiettivi del disegno europeo. Ma qual è la base imponibile da sottoporre a tassazione? Riusciamo a catturarla con esattezza?

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