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L’Aim ed i titoli sottili. Il caso Usa ci fa riflettere.

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titoli aim

Si avvicina l’appuntamento per le negoziazioni a Piazza Affari delle azioni ed obbligazioni convertibili Energy lab, preannunciato per la prossima data del 20 maggio.

Un’altra promessa degli investimenti è rappresenta dal settore green e delle energie rinnovabili, in cui Energy Lab è costantemente attiva.

Nuove dinamiche attese per quel comparto di Borsa Italiana, dedicato alle piccole e medie imprese con prospettive di sviluppo. Dai piccoli, salvo che non vi sia un blocco delle contrattazioni, ci si attende volatilità, piuttosto che un rendimento continuativo nel tempo.

Tra gli altri gruppi recentemente ammessi in negoziazione spiccano Ecosuntek, Agronomia, Triboo Media, Expert System, Gala, Green Power.

Stiamo parlando del mercato non regolamentato che sta facendo incetta di tutte quelle aziende che hanno bisogno di finanziarsi sul mercato dei capitali: l’Aim Italia, ovvero il mercato alternativo del capitale.

Ci si chiede se tra le small cap, sia consigliabile o meno ricorrere ai titoli a basso volume di negoziazione (titoli sottili), dato che tra Borsa Italiana e Wall Street vigono regole sostanzialmente differenti.

Le small cap. Febbre da investimento? Cosa propone l’Aim?

Come piazzare le proprie scommesse di investimento sul tale segmento di mercato?

Semplice. Non cambia la piattaforma o broker a cui ci si rivolge che per il caso di Borsa Italiana e del London Stock Exchange. Per chi poi non vuole solo fare trading, in ottica intra-day, si potrebbe valutare di acquisire una partecipazione di minoranza da tenere in portafoglio. E’ una delle strategie adottate dai fondi di risparmio gestito.

E’ non poco l’opportunità date alle aziende di quotarsi in tale segmento di mercato non regolamentato (Aim), dato che non sono richiesti particolari requisiti all’azienda, la cui solidità sarà valutata da un’apposita figura professionale (il Nomad). Si pone soltanto molta attenzione al flottante, al fine di arginarvi il quantitativo di azioni emettere. Non vi è neppure l’obbligo delle trimestrali.

Il flottante è rappresentativo di tutte quelle azioni effettivamente in circolazione e può o meno coincidere con la capitalizzazione. Il flottante minimo ammesso per tale mercato è il 10%. Chiaramente, in tal caso, e salvo che non si oltrepassi il 35% si tratta di titoli “sottili”.  E’ previsto, pertanto, il meccanismo di negoziazione ad asta.

Ciò è stato consentito anche per ridurre il divario tra l’Italia e le economie europee ed americane. L’Aim è solo il primo passo, dato che la crescente finanziarizzazione dell’economia, la predominanza delle variabili finanziarie nelle previsioni degli investitori (entrata ed uscita dei flussi di capitale) rende sempre più necessario che i fabbisogni dell’economia reale vengano catturati e percepiti dall’economia finanziaria, prima ancora di quella delle istituzioni. L’auto-sostentamento dell’intrapresa privata ed individuale deve trovare nuova linfa nel mercato.

Il caso Usa ci propone, però, interessanti spunti di riflessione sul fatto che il mercato debba essere lasciato a sé a ribollire e sbollire con l’effetto leva che va ad amplificare il boomerang finanziario di ogni investimento. La sospensione per eccesso di volatilità è un forte limite o meno per le small cap con minore volume di negoziazione? Il meccanismo ad asta, attraverso la fissazione di limiti di prezzo, è in alcuni casi essenziale o non è meglio estendere il libero mercato?

Wall Street. Dopo i tecnologici Usa, è disastro per le small cap?

Sembra essersi pressoché sgonfiata la bolla “tecnologica” Usa ma adesso ha preso piede un altro abbaglio (gli investitori non sanno come interpretare più il mercato): Si tratta delle small cap usa che sono in picchiata generale.

Tonfi in borsa, nei primi 10 giorni del mese di maggio 2014, anche del -65% (Power Secure Internazional) o poco più della metà (Career Education Corp: -32%).

Ciò è da interpretare come “Under-performance”?

Non esattamente perché l’indice “Russell 2000”, il benchmark a cui si ricollegano tutte le società di piccola capitalizzazione ha invece segnato un nuovo calo pari al -10%, rispetto al mese di marzo. Ora è in fase laterale e correttiva. Ieri (16/05/2014), ha recuperato terreno per il +0,63%.

Proprio ciò che ci si attende dalle small cap. La volatilità ed il passaggio da fasi di sell-off e rotazione dei fondi è diventata una prassi comune di uscita dell’investimento, sfruttando i ribassi, i rialzi e la stabilità del mercato e tutto ciò è lungi dall’avere un tono apocalittico.

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