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Lo scenario deflattivo rafforza l’euro

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La nuova ottava sui mercati finanziari si è aperta all’insegna dell’ottimismo, nonostante il referendum sull’indipendenza della Crimea abbia deteriorato i rapporti tra l’Occidente e la Russia. Gli investitori sono sempre molto inclini ad acquistare asset denominati nella moneta unica, che continua a rafforzarsi anche grazie allo scenario deflattivo che consente di ottenere rendimenti molto interessanti in termini “reali”.

Infatti, oggi il dato definitivo sull’inflazione nell’area euro ha evidenziato un nuovo calo dell’indice dei prezzi al consumo nel mese di febbraio. L’indice CPI è sceso a +0,7% su base annua rispetto a +0,8% del mese precedente. La stima preliminare era stata leggermente più alta a +0,8%.

Il dato su base mensile è stato di +0,2%. Le spinte deflazionistiche appaiono evidenti. Molti paesi europei hanno sperimentato un’inflazione negativa nel mese di febbraio: Svizzera, Grecia, Cipro, Portogallo, Croazia, Slovacchia. Tuttavia, questo contesto di mercato è ancora favorevole ai bond governativi della periferia europea, dove gli investitori possono spuntare rendimenti reali positivi.

euro dollaro

Molto bene anche le borse europee, sulle quali c’è ancora grande ottimismo da parte delle grandi banche d’affari internazionali. I forti flussi di denaro esteri – provenienti soprattutto da Usa, Giappone e fondi in uscita dai mercati emergenti – stanno rafforzando sempre più l’euro sui mercati valutari.

Anche oggi la moneta unica è tra le più acquistate delle valute del G-10. Il tasso di cambio euro/dollaro è salito quasi fino a 1,3950, a un passo dai massimi di 1,3967 toccati la scorsa settimana (livelli più alti da oltre due anni). In deciso rialzo troviamo anche il tasso di cambio euro/yen, che beneficia del buon clima di appetito per il rischio. La quotazione dell’euro contro la valuta nipponica si aggira intorno a 141,70, ma nell’intraday è stata sfiorata quota 142.

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