Aggiornamento Importante: Secondo la circolare CySEC C168 è fatto divieto ad ogni broker di promuovere Bonus sul deposito. Sulla scorta della nuova regolamentazione, ci teniamo a precisare che qualsiasi riferimento a bonus sul deposito all'interno delle pagine di questo blog non sono più da tenere in considerazione.

Opzioni petrolio, riapre Kashagan: ecco cosa cambia

Consigliati 
logo optionbitRendimenti delle
60 secondi al 76%


Software trading Automatico

Visita OptionBit

iqoption_logo_miniDeposito minimo 10$

Trade minimo 1$


Visita Iqoption

Dopo averci provato – con alterne fortune – nel 2013, l’impianto di Kashagan ha finalmente riavviato la propria produzione. E i riflessi sugli equilibri petroliferi internazionali potrebbero non mancare. Il giacimento kazakho, uno dei più grandi e complessi dell’industria petrolifera, ha infatti esportato qualche giorno fa il suo primo carico di greggio, rappresentato da circa 200 mila barili sono stati immessi negli oleodotti, di cui grosso modo un terzo nella Caspian Pipeline, che porta verso il terminal sul Mar Nero di Novorossiysk, e dunque verso l’Europa.

Il primo flusso dopo tre anni rappresentava un evento particolarmente atteso, e non senza un minimo di attesa crescente. Da settimane, infatti, i tecnici stavano testando gli impianti, dopo le impegnative riparazioni che si erano rese necessarie tre anni fa, quando una falla in una conduttura aveva costretto a fermare la produzione a sole due settimane dall’avvio.

I problemi hanno richiesto così la sostituzione integrale di quasi 200 km di tubi, con un aggravio stimato di 4 miliardi di dollari per il consorzio che sviluppa il giacimento, di cui fa parte anche l’Eni con una quota pari a poco meno del 17 per cento, così come quelle di ExxonMobil, Shell e Total. Complessivamente, il costo complessivo di Kashagan è arrivato a superare 50 miliardi di dollari, per una cifra record che nel corso degli anni è lievitata a causa di un’infinita serie di complicazioni.

Ma cosa cambierà per gli equilibri di un precario comparto, come quello petrolifero? Secondo le previsioni di Eni, uno dei partecipanti al grande progetto, la produzione giornaliera salirà gradualmente a quota 180 mila barili al giorno, per poi raggiungere entro la fine del prossimo anno quota 370 mila barili al giorno, ovvero quasi il doppio dell’intero output del Gabon, Paese che da poco è rientrato nell’Opec.

I piani sembrano comunque troppo ambiziosi, visto e considerato che alcuni analisti sostengono che non si andrà oltre i 155 mila nel 2017, 230 mila nel 2018 e per poter superare la barriera dei 300mila barili giornalieri bisognerà addirittura aspettare il prossimo decennio.

Ad ogni modo, appare evidente come le dimensioni del giacimento siano ben in grado di modificare gli equilibri sul mercato, rischiando di prolungare il surplus di offerta che pesa sui prezzi del petrolio. L’Opec e l’Agenzia internazionale dell’energia proprio a causa di Kashagan si sono viste costrette a rivedere le stime sulla produzione non Opec, che ora vedono risalire già dal prossimo anno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *