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Opzioni su EUR/USD, tutto dipende da inflazione e lavoro

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EUR-USD

Il dollaro continua a calare, pur in maniera non drastica, e lo fa ancora una volta sulla base della pubblicazione di dati macroeconomici non particolarmente esaltanti, che si confermano generalmente più deboli di quanto non sostenessero le aspettative. Tuttavia, la nostra impressione è che quanto sta accadendo sia semplicemente l’alimentazione di un’attesa verso i dati macro che contano di più, e che nelle prossime settimane dovrebbero essere tracciati con il pennarello rosso sul calendario dei trader più attenti: l’inflazione e il lavoro.

EUR/USD alla prova del breve termine

Il primo dei dati macro che si affaccerà nel calendario USA è quello dell’inflazione. Entro la fine della settimana sapremo pertanto se il dato – previsto in crescita – manterrà o meno le promesse. Il mercato finanziario internazionale presterà grande attenzione all’evoluzione di tale variabile, visto e considerato che la stessa Federal Reserve ha specificato espressamente che una condizione necessaria (pur, come intuibile, non sufficiente) per poter alzare i tassi è rappresentata dall’inflazione in aumento o, per lo meno, non calante.

Attualmente le attese sono per una stabilizzazione del tendenziale headline e core. Se tuttavia il dato dovesse risultare più basso del previsto (sarebbe sufficiente, a nostro modo di vedere, anche un decimo di punto), le probabilità di un rialzo dei tassi Fed a giugno calerebbero ancora, e il dollaro sarà costretto a chiudere la settimana in ribasso.

Come intuibile, la momentanea debolezza del dollaro è stata condizione utile per rinvigorire la forza dell’euro, che dovrebbe salire ulteriormente nell’ipotesi di nuove delusioni provenienti dai dati macro USA. La strada della moneta unica europea è dunque per il momento oscillante tra la parità e la soglia di 1,10: se nel brevissimo termine è più probabile che si avvicini a quest’ultima, nel medio termine (3-6 mesi) riteniamo invece quasi scontato lo sforamento della parità.

Attenzione tuttavia, ancora una volta, al dato di oggi. Se infatti l’inflazione USA dovesse sorprendere positivamente (con un incremento sostenuto invece della stabilizzazione) è possibile che il dollaro vada a riguadagnare ciò che ha perso questa settimana, congelando il cambio su un livello di 1,05 EUR/USD.

Per quanto infine concerne le situazioni endogene, rileviamo per il momento di scarsa importanza – salvo peggioramenti improvvisi – quanto sta accadendo sulla questione greca, le cui turbolenze non stanno influenzando negativamente l’euro rispetto al dollaro (semmai, in questo caso sarebbe bene puntare l’attenzione sul cambio EUR/CHF, con il franco svizzero che si sta nuovamente elevando a bene rifugio nei confronti di un più incerto euro).

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