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Parità Euro / Dollaro: è davvero possibile?

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Se dovesse accadere quello che una buona parte degli analisti finanziari sta cercando di prevedere e di formalizzare, la debolezza dell’euro – ne abbiamo parlato più volte anche sul nostro sito – dovrebbe proseguire con ritmi abbastanza decisi.

La moneta unica, che nello scorso mese di marzo ha toccato i livelli minimi del 2015 contro dollaro a quota 1,046 (era il periodo in cui la Bce diede il via al piano di acquisto titoli, il noto Quantitative Easing, lanciato nel precedente mese di gennaio), potrebbe dunque incontrare nuovi minimi nel corso delle prossime settimane, dopo gli altrettanti famosi avvenimenti dell’allargamento del QE prima, e il rialzo dei tassi Fed Funds dopo.

Dunque, stando a quanto sostengono diversi analisti, l’euro potrebbe realmente scendere fino alla parità già entro la fine dell’anno o, in alternativa, nel primo periodo dell’anno successivo. Cosa potrà accadere in un simile scenario non è del tutto nuovo. Si intuisce però che qualche effetto positivo potrà essere dipanato sul fronte dei consumi, che a settembre sono già saliti dell’1,5% tendenziale (- 0,1% su agosto) e per le imprese, dopo i dati su fatturato industriale e ordinativi, a settembre in calo dello 0,9% (entrambi) rispetto a un anno fa.

Per il momento, non si può non notare come la flessione che ha riportato il cambio indietro di 7 mesi, è frutto della grande incertezza e volatilità che in questi tempi stanno contraddistinguendo i mercati finanziari. I quali, dal canto loro, mai come in questo momento sembrano voler avidamente guardare alle mosse delle banche centrali. La scommessa è che l’attesa divergenza tra le politiche monetarie in Europa e negli Stati Uniti inizierà proprio il 3 dicembre, quando la Bce si riunirà per poter ampliare gli stimoli all’economia. Un atteggiamento che era nell’aria da diverse settimane, ma che dalle dichiarazioni di Draghi venerdì scorso è diventata quasi “ufficiale”.

Un’anteprima di tale evoluzione è già emersa dall’andamento dei titoli tedeschi di Germania e Stati Uniti: ip rimi a 2 anni hanno toccato il record negativo di un rendimento sotto zero, a quota – 0,42%. I secondi hanno invece subito un incremento che li ha condotti fino a sfiorare il punto percentuale, con uno scarto di meno di 130 punti base rispetto a quelli a 10 anni. In tal proposito, lo spread tra i Btp e i Bund decennali è sceso ancora, fino a toccare 96 punti base, con un rendimento pari all’1,4%.

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