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Petrolio, nuove stime dall’America e dall’Iran

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In una giornata in cui le commodity sono principalmente negative a causa del negativo sentiment di mercato, e sulla base dei timori di una politica monetaria statunitense potenzialmente più restrittiva, possiamo cercare di concentrare la nostra attenzione sul fronte petrolifero, sulla scia delle novità che attualmente provengono dagli Stati Uniti e dall’Iran.

Più nel dettaglio, l’American Petroleum Institute (API) ha riferito recentemente che la scorsa settimana le scorte commerciali statunitensi di greggio sono aumentate di 2,3 milioni di barili (mb). Le scorte a Cushing sono invece aumentate di 0,88 mb. L’attesa è dunque ora concentrata sui comportamenti dell’U.S. Department of Energy (DOE), che a breve procederà a pubblicare i propri dati settimanali. Il consenso espresso dagli analisti punta ad attendersi una diminuzione di 2,22 milioni di barili delle scorte totali dopo il precedente calo di 4,35 milioni di barili. Rimarremo dunque in attesa della formale pubblicazione di tali dati, per comprendere se il consensus abbia avuto più o meno ragione.

Dall’altra parte del mondo, e riferendoci principalmente ai dati doganali ora disponibili, si scopre che a giugno le importazioni cinesi di greggio iraniano sono salite ai massimi da due mesi, raggiungendo la quota di 0,67 milioni di barili al giorno (mb/g), con un aumento del 26,5 per cento su base annua. Di contro, non sembra essere perfettamente d’accordo Thomson Reuters Oil Research & Forecasts, secondo cui i volumi sarebbero più modesti (0,51 milioni di barili giornalieri, con un aumento a 0,56 milioni di barili giornalieri atteso in luglio).

Nel complesso, l’aumento registrato nelle importazioni dall’Iran è circa in linea con quello complessivo delle importazioni cinesi di greggio (+27 per cento su base annua). Anche le importazioni dall’Arabia Saudita hanno raggiunto il massimo da gennaio 2013, facendo riguadagnare al paese arabo il ruolo di primo fornitore cinese, dopo essere stato superato a maggio da Russia e Angola. Un ritorno in testa tutto sommato abbastanza prevedibile, e che ora è stato ufficializzato in merito alla pubblicazione degli ultimi aggiornamenti statistici sulla fornitura di greggio al partner cinese.

Detto ciò, rimane da comprendere quanto possa essere prolungata la fase di debolezza del dollaro. L’eccesso d’offerta sul mercato dovrebbe in merito essere garantita dalla posizione iraniana, che i recenti accordi hanno reso più flessibile. Per una buona parte degli analisti, si attendono pertanto mesi particolarmente intensi per le quotazioni (depresse) del petrolio. Staremo a vedere se le evoluzioni saranno propense in tal senso, ferma restando la possibilità di visualizzare parentesi contrarie, anche importanti.

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