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Un anno di sostanziale debolezza sta per terminare, facendo archiviare l’euro delle performance non particolarmente brillanti, ma non per queste prive di spunti di rilievo per ciò che potrebbe accadere nel prossimo futuro. In particolare, dopo lo straordinario rimbalzo successivo alla riunione della BCE (con il cambio che si è portato da 1,05 a 1,09 EUR/USD) la valuta unica europea si è mantenuto nella parte medio-alta del range 1,05-1,10 EUR/USD.

Dunque, una discreta tenuta di forza della valuta, probabilmente imputabile alla percezione dei mercati che l’ulteriore stimolo fornito dalla BCE alla riunione del 3 dicembre riesca a sortire gli effetti desiderati sulla crescita e l’inflazione dell’area, rappresentando pertanto l’ultimo intervento espansivo. Pertanto, il miglioramento atteso dello scenario dell’area almeno nella seconda metà dell’anno prossimo è la ragione principale alla base di una graduale risalita attesa dell’euro con passaggio dal range attuale 1,05-1,10 al range 1,10-1,15 EUR/USD – sottolineavano gli analisti ISP.

Quanto sopra non deve tuttavia far dimenticare che nel breve termine i rischi sono ancora leggermente sbilanciati verso il basso, considerato che la Banca centrale europea ha indicato che nei primi due-tre mesi dell’anno nuovo monitorerà con attenzione i dati per verificare se sia o meno necessario aggiungere ulteriore stimolo.

Sono gli stessi analisti ISP a dichiarare inoltre che dati negativi o deludenti nell’area potrebbero pertanto ricondurre l’euro verso 1,05 EUR/USD. I dati più rilevanti saranno la stima d’inflazione dell’area il 5 gennaio, la fiducia il 7 gennaio e la produzione industriale di Francia e Germania l’8 gennaio. Simmetricamente, ma con ampiezza forse leggermente inferiore, anche sorprese eclatanti dagli USA potrebbero indebolire il cambio in direzione di 1,05 EUR/USD – affermano ancora.

In altri termini, le festività tra Natale e Capodanno non dovrebbero affatto essere rilevanti per orientare il cambio del cambio valutario tra l’euro e il dollaro, considerando che i primi dati significativi, e realmente in grado di orientare le forze in campo, saranno quelli per-Epifania della stima dell’inflazione, e quelli post-Epifania della produzione industria di Francia e Germania, e ancor prima della fiducia.

Non rimane altro da fare che fissare le date nel proprio calendario macroeconomico e tenere sotto controllo eventuali sorprese che, tuttavia, non sembrano poter comparire all’orizzonte.

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