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Quotazioni petrolio e acquisti Cina: ecco cosa accadrà

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Uno dei principali parametri che potrebbe condizionare l’evoluzione delle quotazioni di petrolio nel corso dei prossimi mesi, è quanto già avvenuto nel corso degli ultimi mesi, valutando che il rialzo del greggio da inizio anno ad oggi è stato significativamente influenzato dalla forte domanda proveniente dai confini cinesi.

A loro volta, tale comportamento è presto spiegabile con il fatto che dai primi del 2016 le raffinerie private della Cina hanno finalmente ricevuto la dovuta autorizzazione a importare greggio direttamente dall’estero. Quanto sopra ha prodotto un risultato ampiamente atteso: un rapido aumento dei volumi acquistati da inizio anno sia per soddisfare la domanda domestica, sia per riempire i depositi commerciali, complici le basse quotazioni internazionali.

In aggiunta a ciò, pare che il governo cinese abbia favorevolmente approfittato di bassi prezzi di mercato per poter continuare il processo di iniezione nelle riserve strategiche (SPR). Ovviamente, non ci sono dati attendibili riguardo la capacità e la percentuale di utilizzo dei depositi commerciali in Cina, né sulle intenzioni di acquisto del Governo per le proprie SPR. Tuttavia, si possono avviare le valutazioni partendo dalle uniche informazioni ufficiali disponibili, secondo cui la Cina avrebbe terminato nel 2009 la prima fase del suo piano di costruzione di riserve con quattro depositi strategici, capaci di contenere 91 milioni di barili.

Inoltre, il programma che è stato presentato nel piano di cinque anni, pubblicato lo scorso marzo 2016, prevede il completamento della seconda fase entro il 2020. Considerato che il prezzo del Brent ha ripreso a crescere, è possibile che le importazioni di greggio della Cina possano rallentare rispetto ai mesi scorsi, creando pressioni al ribasso sui prezzi internazionali.

Per quanto concerne le altre aree mondiali interessate da tale trend, secondo un comunicato di Thomson Reuters nel mese di luglio l’export iraniano di petrolio è atteso in calo a 2,14 milioni di barili giornalieri, rispetto ai 2,31 milioni di barili giornalieri del mese di giugno, per il livello più elevato mai sperimentato dal mese di gennaio 2012. La flessione sarebbe riconducibile alla riduzione degli acquisti da parte della Corea del Sud e dall’Europa.

Infine, si segnala come nel Natural Gas Weekly Update, l’EIA abbia indicato che la scorsa settimana le scorte di gas sono cresciute di 42 Bcf, a 3.140 Bcf (+1,2% s/s). Le scorte totali sono del 23% superiori allo stesso periodo del 2015 e del 25% superiori alla media a 5 anni.

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