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Settimana Forex, cresce l’attesa per il FOMC

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Come era ampiamente prevedibile, i mercati finanziari stanno alimentando una crescente attesa nei confronti della imminente riunione FOMC. Una riunione, quella del comitato della Federal Reserve, che dovrebbe comunque assumere dei connotati di interlocutorietà, data l’imminenza del voto per le presidenziali, e che dovrebbe dunque confermare fermi i tassi di interesse di riferimento, e rimandare a dicembre nuovi interventi.

Il mercato sembra ormai essersi convito di questo scenario, assegnando una probabilità superiore al 60 per cento a un aumento di 25 punti base per i fed funds solamente nell’ultima riunione del 2016, a dicembre, quando riteniamo probabile la rottura degli indugi assunti esattamente un anno fa. Il comunicato della Banca Centrale dovrebbe pertanto indicare che vi è stato un ulteriore progresso verso i due obiettivi della Fed e che la valutazione congiunturale rimane positiva.

Sul fronte del mercato del lavoro si osserva una crescita ancora robusta per gli occupati che dovrebbe essere confermata anche dall’employment report di ottobre. Sul fronte dei prezzi, l’inflazione core negli ultimi mesi ha confermato un trend di graduale ma continuo rialzo, avvicinandosi al target del 2 per cento. In termini di crescita, le indicazioni fornite da dati coincidenti e indagini congiunturali rimangono coerenti con un’accelerazione del ciclo nell’ultimo trimestre. A conclusione della riunione di novembre ci aspettiamo ancora due o più voti dissenzienti, segnale di un Consiglio piuttosto spaccato. Disperso rimane lo spettro di opinioni all’interno del Board, tanto da generare un certo grado di incertezza riguardo il sentiero dei tassi nei prossimi anni. Nel corso del 2017 il compito più arduo per il FOMC sarà quello di trovare una mediazione tra le varie posizioni; cercando al contempo di semplificare e rendere più trasparente la propria strategia di comunicazione al mercato.

Insomma, lo scenario che si sta delineando nel breve termine sembra essere quello “centrale”, che già in tempi meno sospetti formulammo proprio su queste pagine: a novembre non vi sarà alcuna variazione dei tassi di interesse di riferimento per una scelta sostanzialmente politica (non “intralciare” il clamore dei risultati elettorali delle presidenziali USA), mentre a dicembre crescono le possibilità di un ritocco (che potrebbe diventare molto probabile in caso di elezione di Hillary Clinton, o meno probabile, con discesa sotto il 60 per cento di possibilità, nelle ipotesi di elezione di Donald Trump).

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