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Quantitative Easing

Il progetto europeo è tanto ambizioso, quanto per molti irrealizzabile. Ecco spiegato il ritorno e l’enfasi di direzioni di politica economica e monetaria su un piano nazionale, anziché su un piano europeo. Lo stato limita di molto la sua sovranità, in base al disegno europeista. E ciò non sta più bene, mentre è stato maggiormente gradito nelle prime fasi transitorie in cui l’accesso al budget comunitario era un percorso propedeutico al perfezionamento dell’ingresso in Europa.

Al di là dei blocchi politici e delle ragioni politiche che inducono a fare parte dell’Euro, ciò che ci interessa approfondire, invece, è il progetto economico.

Il Quantitative Easing è stata proposta come la ratio estrema ed eventuale dell’intervento da parte della Bce. Ma non si può applicare fedelmente il modello americano se prima non si riflette sull’adeguatezza strutturale alla prassi e cultura dell’Europa continentale, assai frammentaria. Vediamo perché.

Crack del sistema finanziario mondiale.

Sarà per il Quantitative Easing?

I toni apocalittici non convincono più chi tenta frettolosamente di abbandonare il tavolo dell’”austerity”. Un solo motto impera ovunque: “No all’euro, Sì alla moneta sovrana”.

Ma il vero problema è un altro ed attiene al sovra-ordine politico.

Un toccasana per l’Europa è il grattacapo per molti economisti che non fanno ormai che prendere spunto da una parte all’altra: Quantitative Easing dall’America, Funding for Lending dall’Inghilterra.

Le ultime elezioni europee sono significative, in quanto si potrebbe quasi pensare ad un maggiore avvicinamento tra le posizioni social-democratiche del governo Renzi e quelle della Melker. Ma si sa: i premier ormai contano davvero poco nell’equilibrio dei poteri internazionali. D’altronde, aumenterebbe la conflittualità dell’Italia e della Germania verso tutti quegli Stati dove ha prevalso la destra estremista e nazionalista. Siamo nel bel pieno di una “polveriera da sparo” pronta ad esplodere da un momento all’altro.

E’ quanto sostiene anche, in un dibattito di natura economica, l’economista americano Lyndon LaRouche, contestando come il ricorso ed al “bail-in” ed al “bail-out”, in ultimo al Quantitative Easing, nonché a misure-macedonia non dà efficienza al sistema finanziario e lo getta nel baratro.

Innanzitutto vi sono ragioni di ordine politico. Lo stato, da una parte, vuole conservare, attraverso la cooperazione con altri stati, la sua identità sovra-nazionale. Dall’altra, vuol nuovamente rendersi indipendente ed immune dagli interessi privati, dalla grande mole di capitali che circola nella struttura finanziaria dell’economia. Spieghiamo meglio:

  • Bail In: lo stato non è più tenuto a salvare le banche private e la responsabilità è da circoscrivere, eventualmente, all’operato dei dirigenti. E ben procede il lavoro di tracciamento, attraverso l’abolizione del segreto bancario, le indagini per riciclaggio. Raffica di denunce, multe ed arresti per le banche.
  • Quantitative Easing europeo: C’è bisogno di drenare liquidità per le banche dicendo, però, loro: “Stavolta lo dovete impiegare per prestare i soldi alle famiglie ed alle imprese (ricetta mista)”.

Qual è la principale frattura fra l’Europa (salvo la Germania) e gli Usa, però, visto che la liberazione di risorse ha sempre una contro-partita e si sta pensando all’opportunità dell’ingegneria finanziaria e del mercato dei capitali?  Negli USA vige la regola di Volcker, in base alla quale la separazione fra banche commerciali e banche d’affari è sotto monitoraggio continuo.

In Italia, tale separazione sussiste? No, l’Italia, come la Spagna ha forti tradizioni nel credito commerciale e cooperativo. Il quantitative Easing è inadeguato ed inefficace. Le banche sono multi-canale, operative anche on-line. In Germania? Sì, dove il diritto è più simile al common law ed alla cognizione di specialità a posteriori della legge, rispetto all’Italia, la cui tradizione culturale è ben più ampollosa dal punto di vista del diritto. No, non siamo preparati ad affrontare tale sfida che rischia di rivelarsi un’ennesima boccata amara, nel rischio che le banche, sottoposte, sul fronte del bail-in, ad un maggiore controllo del management finanziario, propongano prodotti finanziari rischiosi, pur di monetizzare il parcheggio di liquidità (cartolarizzazione del credito).

Qual è l’altro problema, a cui certamente non pone rimedio il Quantitative Easing? Le banche, piccoli e grandi, devono essere in grado di prestarsi tra di loro i fondi, senza ricorrere alla Banca centrale europea che per questo imporrà dei tassi negativi. Ma si può avere un’unione bancaria e finanziaria dove il sovra-ordine economico prevalga sul sovra-ordine politico (i singoli Stati) senza degenerare in un mero garantismo-occulto?

L’unione politica, l’unione bancaria, insomma, un cubo di rubik che non vuole ancora prendere forma. L’unione europea è politica, prima che economica. L’interesse del regolamentatore, dello Stato, dei nazionalismi è al di sopra della cooperazione economica? Ci dobbiamo svuotare del senso di Stato o lo dobbiamo recuperare (il pensiero del quantitative easing, in ultimo piano)? Il privato non è potenzialmente l’appannaggio del pubblico? Se lo Stato siamo noi, sì. Tutto il resto è frutto di pensieri. La politica dovrà diventare una mera missione, senza alcuna indennità o pseudo-retribuzioni?

Insomma, l’Europa è diventata una serie di interrogativi, al punto che le misure anti-convenzionali non sono da quasi nessuno considerate il sentiero verso la salvezza.

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