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Sterlina in calo, cresce il peso dell’effetto Brexit

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Trascinata al ribasso dall’effetto Brexit (ovvero, dal timore che il Regno Unito possa abbandonare l’Unione Europea), la sterlina ha compiuto ieri la sua prima incursione (non accadeva dall’inizio di un lontano 2009) sotto quota 1,4000 GBP/USD, toccando un minimo storico recente a 1,3879 GBP/USD (nel 2009 la sua discesa arrivò invece a sfiorare quota 1,3500 GBP/USD).

Il motivo di questa incursione in profondità è da ricercarsi dalla mancanza di segnali favorevoli sul fronte del calendario macroeconomico, con l’indagine CBI sul settore retail che è risultata più debole delle attese.

Nonostante quanto sopra, le impressioni degli analisti non sono totalmente negativi. Tant’è che – come ribadito dal numero 1 BoE Carney due giorni fa in un’audizione al parlamento, e come ha ripetuto ieri anche Cunliffe – nei prossimi due anni l’inflazione rientrerà verso il target. E nell’ipotesi in cui la situazione dovesse temporaneamente peggiorare la Bank of England metterà in campo gli strumenti per farvi fronte. Insomma, nessun timore, almeno apparente, per il futuro della tenuta dello scenario.

Per quanto concerne il Brexit di cui sopra abbiamo avuto una breve introduzione, Cunliffe si è limitato a ripetere le indicazioni di Carney, con la Bank of England che dunque non si esprime sull’esito del referendum sull’uscita o meno del Regno Unito dall’Unione Europea, ma terrà comunque conto di tale fattore nella valutazione dello scenario evolutivo.

Dunque, quando è passata meno di una settimana dall’accordo tra Regno Unito e Unione Europea, le incertezze sull’effettivo esito del referendum rimangono il tema centrale del mercato, e continuano a crescere giorno dopo giorno, lasciando la valuta britannica esposta a ulteriori flessioni. La valutazione complessiva è che a meno di un inequivocabile spostamento delle preferenze verso l’opzione dell’uscita dall’Unione Europea, il downside non riuscirà a replicare quanto sperimentato nel 2009.

Contro euro il posizionamento della sterlina sembra essere meno deciso: con l’avvicinarsi della riunione della Banca centrale europea che dovrebbe diramare un nuovo stimolo monetario, è possibile che la valuta unica possa rafforzarsi contro sterlina, senza tuttavia sconvolgere le precedenti previsioni formulate. Molto dipenderà naturalmente anche dai dati macro in corso di pubblicazione: se deluderanno, potranno giocare un ruolo favorevole (o meno, a seconda del lato da cui si elabora l’osservazione) per orientare i cambi valutari.

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