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Stress-test è giunta l’ora. Che cosa c’è da sapere.

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Sono partiti i nuovi test sulla solidità economica e finanziaria delle banche. Importanti cambiamenti all’orizzonte, per fronteggiare i quali molti gruppi bancari italiani si sono predisposti attraverso procedure di ri-capitalizzazione ed aumento di capitale che hanno particolarmente movimentato l’azionario nei recenti tempi (l’ultima riguarda banca Etruria e banca popolare di Vicenza). Questo è un tasto dolente su cui dobbiamo assolutamente soffermarci.

I buchi neri degli stress-test che movimenteranno il mercato

La finanziarizzazione dell’economia che ha creato gli scandali Usa è alla base della possibilità, grazie anche all’ingegneria finanziaria, con operazioni creative, di incorporare tutto nello strumento di investimento, anche i crediti. Gli stress-test europei ancora non sarebbero in grado di prevenire un tale danno, dato che le strutture finanziarie moderne del sistema bancario sfuggono ad ogni rilevazione. Immaginate l’astuta mossa liberatrice di molti istituti nei confronti dei crediti deteriorati. Le banche tradizionali non vi riescono e sono più trasparenti e tartassate delle banche “moderne”, motivo per cui negli Usa si è cercato di dare una nuova impronta al sistema finanziario separando l’attività delle banche commerciali da quelle d’affari.

Il presidente della Consob Giuseppe Vegas conferma che non necessariamente il sistema bancario italiano risulterà penalizzato dalle procedure di valutazione europee, ma quel che è sicuro è che, con grande difficoltà per gli stress test, i derivati ed i titoli strutturati, non essendo quotati sul mercato, rendono alquanto illusoria la stima di perdite potenziale ad essi adducibile.

Spieghiamoci meglio.

Cosa sono tali procedure di controllo? Si stabiliscono delle condizioni di crisi dell’economia-paese (stati avversi dell’economia) e si cerca di simulare l’impatto di tali crisi sulle singole banche. Le banche sarebbero in grado di fronteggiare la crisi di liquidità? Nel caso in cui il capitale si riveli poco capiente, le stesse vengono obbligate ad aumenti di capitale o ri-capitalizzazione. L’approccio è molto basilare ed applica un’ottica statica, non riuscendo nell’intento di allargare lo sguardo su orizzonti più estesi (difficoltà degli stress- test) per intuire eventuali tattiche “elusive” da parte delle banche alle nuove discipline.

Tenendo conto che le banche inglesi e svedesi (ed anche quelle tedesche, con alcune differenze) si sono date più da fare nell’esposizione verso operazioni di “creatività finanziaria”, si è molto probabilmente prevista una minore severità per quei paesi come l’Italia e la Spagna che si sono sempre basati sulla classica e tradizionale banca commerciale, in cui emerge con chiarezza l’esposizione verso Titoli di Stato, crediti alle imprese ed altre operazioni. Le valutazioni sono poco equivoche.

Queste le parole di Giuseppe Vegas che così comincia a muovere la prima critica agli “stress-test” europei: “Le esposizioni in derivati e titoli illiquidi, che sono state all’origine della crisi finanziaria, ricevono un trattamento meno severo”. E quindi, in alcuni casi, si dà un indubbio vantaggio alle banche meno tradizionali.

Qual è il secondo ordine di problemi? Dalla precedente lezione sul comportamento delle banche, l’Eba ha intuito tutte le manovre di indirizzamento di gran parte dei fondi europei al miglioramento delle finanze pubbliche, attraverso l’esposizione in titoli di stato.

Qual è stato il principale errore nelle precedenti valutazioni? Non si è tenuto conto di tutti i titoli pubblici ma solo di quelli in portafoglio (trading book, emergente da bilancio ed anomalie precedenti stress-test) che ammontavano a solo il 20% dell’intera composizione.

Ora, si terrà conto anche di quelli che non figurano nelle poste di bilancio dell’attivo (voci fuori capitolo), nonché dell’intero banking book. Ciò creerà non poche rogne alle banche che si sono date da fare, mettendo fuori bilancio molti titoli di debito (disponibili per la vendita o available for sale).

Fosse solo questo il problema! Non abbiamo raggiunto ancora un certo grado di armonizzazione nell’adozione dei criteri contabili di bilancio. Bankitalia risulta tra quelle più severe e più legata alla dottrina giuscontabilista rispetto alle strutture finanziarie anglosassoni. I crediti deteriorati verrebbero valutati diversamente a seconda di chi li monitora (stress-test e numeri), e ciò può andare a discapito delle banche, a seconda di dove sono posizionate.

Insomma, una tiritera di problemi, tutti fatti di numeri, stime e misure. Quanto inciderà sulla nostra economia-paese, in fatto di politica industriale e del credito? Dobbiamo ragionevolmente attenderci una “manica più larga”, tenuto conto del periodo di stallo che sta vivendo la nostra economia-paese, come altre dell’Europa?

D’altronde, la stessa Eba applica dei criteri discrezionali nella valutazione del debito sovrano, in caso di crisi (condizioni avverse). Sembra abbia propeso, in base alle dimensioni dell’economia o alle recenti procedure di salvataggio e risanamento delle finanze pubbliche (stress-test ed ambiguità), a prevedere una svalutazione a due cifre per paesi come la Grecia, l’Italia, la Spagna e, seppur in minore misura, anche la Germania. Bizzarra la previsione di svalutazione di btp e bot ad 1 cifra per economie come Cipro, solo perché piccola, e l’Irlanda, solo perché reduce dal salvataggio per disavanzo eccessivo. Chi ha mai detto che il contagio sistemico sia direttamente proporzionale alle dimensioni dell’economia-paese? Insomma i btp decennali italiani, in caso di condizioni avverse, secondo l’Eba perderebbero più del 20% del loro valore tra 2 anni. Valutazione dimezzata per i bonos spagnoli, e non si capisce bene il perché (10%).

Non pochi i dubbi sugli stress-test. D’accordo che la solidità patrimoniale deve essere verificata per i 124 istituti europei sottoposti alla vigilanza dell’Eba ma non rischiamo di farci giocare dai numeri, creando l’ennesima “palla al piede” per alcune banche, non per questo meno efficienti di altre? Se i criteri sono poco chiari perché insistere sulla matematica dell’”ipotetico”, andando poi ad imporre nuovi vincoli patrimoniali alle banche? Le nuove regole guardano con severità, tra l’altro, agli strumenti di capitale convertibili, ponendo delle soglie massime.

Intanto i gruppi bancari uniscono le loro forze. L’ultima riguarda banca popolare di Vicenza e banca etruria, il cui titolo è stato sospeso per eccesso di volatilità dopo un balzo del 20% (stress-test ed euforia bancaria) nella seduta del 29/05/2014. Ma non finisce certamente qui. I titoli bancari sono tra i più scambiati proprio adesso sia per l’ottica a medio-lungo termine sia per l’ottica intra-day ed il trading binario.

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