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Super offerta petrolio schiaccia le quotazioni

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Nel corso dell’ultima settimana gli investitori hanno dovuto assistere a un nuovo scivolone dei prezzi del petrolio, con il Brent – il greggio di riferimento per i mercati del vecchio Continente – che ha perso altri 3 punti percentuali sotto quota 49 dollari al barile. Ancora più pesante il ribasso del Wti, che ha ceduto circa il 4 per cento per avvicinarsi alla soglia dei 43 dollari.

A deprimere il mercato sul finire della settimana, hanno contribuito una serie di elementi, primo fra tutti la mossa della Banca centrale cinese di svalutare lo yuan nel tentativo di ridare slancio alla crescita economica del Paese. L’effetto è immediato: il costo delle importazioni (e quindi anche quello delle materie prime e, in esso, del greggio) è diventato immediatamente più caro, e ora si prospetta una frenata dei consumi interni.

La seconda notizia che ha pesato pesantemente sui corsi del barile è giunta sul fronte Opec: la ripresa della produzione iraniana ha infatti portato l’offerta complessiva del cartello degli esportatori ai massimi dal giugno del 2012. L’Opec ha infatti appena alzato le stime sulla propria produzione, salita in giugno a quota 31,5 milioni di barili al giorno, quasi 101 mila barili giornalieri in più rispetto al mese precedente.

L’Opec non vede tuttavia degli aumenti della domanda per il proprio greggio, nonostante un generalizzato incremento dei consumi globali. Tutto ciò a causa della crescita superiore delle attese della crescita superiore alle attese della produzione e soprattutto negli Stati Uniti. Dunque, l’aumento dell’offerta globale rischia quindi di annullare l’aumento atteso per la domanda.

Insomma, anche alla luce delle ultime stime Opec, la sensazione generalizzata è che l’eccesso di offerta che sta attualmente pesando sui prezzi del greggio (quest’anno la flessione è stata già pari al 20%) non accennerà assolutamente ad assottigliarsi, e che anzi possa continuare a deprimere a lungo i prezzi della commodity.

Ad essere convinto di quanto sopra sono una buona parte degli analisti bancari, che in un rapporto sul comparto nel quale – a causa dell’eccesso di disponibilità – non risulterebbe ancora garantire solide basi per una ripresa sensibile del prezzo dei greggi.

Dunque, i trader dovrebbero cercare di procedere lungo una strada di prudenza, poichè scarse sembrano essere le opportunità di inversione di tendenza. Quanto sopra, naturalmente, non vuol dire che nel corso del breve e brevissimo termine non ci possano essere delle parentesi di rimbalzo tecnico: occhi aperti, pertanto, a fissare correttamente gli stop loss…

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