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Tasi. Senza regole, il conto diventa salato.

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Il buon funzionamento di un sistema fiscale molto dipende dalla trasparenza. Non che essa manchi nel nostro paese ma recentemente, di fronte al succedersi troppo repentino di varie formazioni partitiche, ci ha causato tante grane.

Ancora molti dubbi per i contribuenti che si dovranno trovare a pagare le nuove imposte comunali. D’accordo che la nostra costituzione è stata modificata assegnandole un tono regionalista (anziché federalista) ma dare autonomia fiscale, nei limiti delle loro competenze, alle singole amministrazioni non sembra, al momento, aver migliorato le cose in maniera considerevole.

Facciamo, quindi, alcune valutazioni sulle nuove imposte, ed in particolare sul tributo sui servizi indivisibili (Tasi).

La Tasi. Quali sono le incertezze dei contribuenti?

Affidare la discrezionalità della scelta dell’aliquota alle singole amministrazioni è stato forse il principale problema, dato che si è creata un po’ di confusione in merito alle aliquote da applicare, soprattutto dopo le ultime innovazioni normative.

E’ stata stabilita una soglia massima di gettito fiscale complessivo, una volta fissata l’imposta sui servizi indivisibili e l’Imu (11,4 per mille), ma già a partire da un pregresso in cui le singole amministrazioni avevano computato un’aliquota superiore.

A quanto pare, poi, i singoli comuni non sono tenuti per quest’anno ad accollarsi l’onere dei calcoli, inviando i bollettini a casa per la Tasi e gli altri tributi (imposta comunale unica o Iuc comprensiva anche di Imu e nuova Tari), ma spetta al singolo contribuente cercare di capire quanto bisogna pagare. E ciò crea difficoltà non a pochi, soprattutto alle persone anziane con un livello di istruzione medio-basso che ricoprono una buona parte della popolazione, per la quale è aumentata l’aspettativa di vita.

E pensare che si è ancora in alto mare nel determinare le regole di funzionamento dell’imposta sui servizi indivisibili. Così neanche le singole amministrazioni sanno ancora bene quale aliquota applicare. Nel frattempo le scadenze sono prossime. A giugno ci sarà, non per tutti, il primo acconto. Quanto bisognerà versare di Tasi?

Ragionevolmente è stato stabilito che per i comuni che non abbiano provveduto a determinare l’aliquota entro metà maggio, si potrà ritenere giusto non obbligare (ma l’acconto dovrebbe essere per sua natura già facoltativo) i contribuenti a versare la prima rata, in particolare per chi ha solo la prima casa, a scopo abitativo. Cambia la situazione per chi ha più di una casa e sono stati stabiliti dei criteri standard: l’Imu dovrà essere pagata sulla base delle aliquote del 2013 e la Tasi dovrà essere pagata per lo 0,5 per mille, cercando, quindi, a posteriori di non superare l’11,4 per mille.

Sul filo del rasoio, ancora incertezze per la Tasi, considerando che i comuni hanno avuto un’applicazione eterogenea delle nuove novità fiscali (aliquote già nei tetti massimi dell’Imu, oppostamente esenzione dalla Tasi per chi ha più di una casa, anche ad uso non abitativo o commerciale, incertezze sulle aliquote da applicare per gli edifici in affitto dove l’onere della tasi va a chi soggiorna nell’immobile).

E se il contribuente dovesse pagare più del dovuto, a questo punto? Dovrà fare apposita domanda con cui chiede che gli sia rimborsato quanto versato in eccesso.

Insomma, non  si può dire che la faccenda sia cristallina.

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