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Tassi ai minimi, il Fmi solleva le cautele

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La politica monetaria dei tassi negativi condotta dalla Banca centrale europea ha avuto sicuro successo, riducendo il costo finanziamento sia per le banche sia per i clienti. Tuttavia, i tassi sotto lo zero non sono da vedersi positivamente se spinti troppo a lungo, poichè conducono con se delle sfide che sarebbe bene non sottovalutare. Ad affermarlo è il Fondo monetario internazionale, che in un report recentemente pubblicato sul proprio sito, ha elencato quali sono i punti di criticità: gli oneri sulla liquidità in eccesso sarebbero maggiori nei Paesi in cui le banche detengono riserve di denaro più consistenti, e la capacità degli istituti di generare margini per ogni euro di asset è sotto pressione.

Il Fmi ha poi dichiarato che in una certa misura le banche sono riuscite a mitigare le criticità sul fronte della redditività mediante l’incremento dei volumi di finanziamenti, alcuni incrementi nel commissionale, plusvalenze da investimenti, un calo negli accantonamenti sui rischi e una riduzione sui costi. Tuttavia, le misure hanno chiaramente dei limiti

Per quanto concerne la Bce, l’istituto banchiere centrale ha ancoa un pò di spazio per poter tagliare i tassi di interesse senza influire negativamente sulla redditività degli istituti di credito, ma tale margine è evidentemente molto limitato. La prospettiva di tassi bassi per un periodo prolungato ha infatti oscurato le previsioni delle aziende di credito in termini di utili, suggerendo così che i benefici dell’attuale politica monetaria potrebbero ridursi nel tempo. Ulteriormente, il Fmi ricorda come non è detto che la crescita dei prestiti nel prossimo futuro possa essere sufficiente a compensare la flessione dei margini di interesse.

Ne consegue, conclude il Fondo monetario internazionale nel suo dossier disponibile integralmente sul proprio sito internet, che “la Bce dovrebbe contare in misura maggiore sugli acquisti di asset. Ulteriori tagli dei tassi potrebbero indebolire l’efficacia della politica monetaria”. Per quanto riguarda invece il Quantitative easing, l’Eurotower farebbe salire i prezzi degli asset e la domanda aggregata, sostenendo anche il credito bancario. Un comportamento che secondo il Fondo Monetario Internazionale finirebbe con il facilitare anche la trasmissione della politica monetaria all’economia reale.

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