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Tutta colpa del piano casa? Si attende il Social Housing.

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piano casa

Dati alla mano, sembra proprio che sia in ripresa il settore prestiti, ed in particolare i mutui casa, secondo le ultime stime comunicate da Bankitalia. L’unico handicap che non accenna a diminuire è rappresentato dalle morosità di chi contrae un prestito o un mutuo.

Il mercato dei mutui e dei prestiti è diventato più appetibile, tenendo conto che per molte banche vi è stata una presa di consapevolezza dell’attuale crisi che colpisce le famiglie, offrendo prodotti più competitivi. Ai minimi storici i tassi bce, l’Euribor (parametri di indicizzazione utilizzati per i mutui a tasso variabile). Si comincia a pensare che il piano casa non sia servito a nulla.

E non si possono accusare sempre le banche. Se prima, a controbilanciare tale risultato positivo, erano gli alti spread applicati dalle banche o accorti lavori di ingegneria finanziaria (fissazione di tetti per il tasso non solo nell’intervallo superiore ma anche per quello inferiore), ora si può dire che i tassi dei mutui casa più competitivi siano a livelli ottimali.

Piano casa deludente. Perché?

Calano di meno i prestiti concessi dalle banche alle famiglie ed alle imprese. Si può, quindi, chiudere il capitolo per il “credit crunch” o la stretta creditizia?

Dalle ultime rilevazioni di Bankitalia (delusioni per il piano casa), i prestiti sono calati solo dell’1,1% su base annua, dato certamente accettabile, nettato della minore richiesta. E’ chiaro, si tratta solo di numeri ed, in effetti, alcuni spunti di riflessione è d’obbligo farli.

I Taeg rilevati per il mese di marzo 2014 da Bankitalia per la stipula di mutui connessi all’acquisto di immobili ad uso abitativo risultano essere mediamente del 3,7%.

Quali sono le accuse mosse al Piano casa, ed in particolare dalla Federazione italiana Agenti Immobiliari? L’assenza di quella ventata di stimoli a monte dell’immobiliare che possano risollevare il ristagno del settore.

E’ stata data maggiore priorità nel Piano Casa al collocamento di case pre-esistenti, mentre è sempre più impellente l’adeguamento alle nuove direttive europee sulla riqualificazione energetica degli immobili. Le case messe in fitto non sono quasi mai adeguate ai nuovi standard né i proprietari di immobili investono in tale settore.

In primo piano, dunque, l’acquisto della prima casa per alcune fasce di richiedenti e la questione degli affitti, cercando di stimolare nuove formule contrattuali. E’ la formula-tipo del “rent to buy” che convince, però, alcuni immobiliari che non prendono affatto sottogamba le opportunità offerte dal mercato degli affitti, come surrogato per stimolare l’immobiliare (intenzioni iniziali per il nuovo Piano Casa). Ma deve trattarsi di iniziative concrete che diano un disegno giuridico a tali fattispecie, di provenienza anglosassone.

Non è più sufficiente la replica di soluzioni già adottate in cui si mette a disposizione un fondo di garanzia e si dà discrezionalità alle banche di applicare un certo ventaglio di condizioni per il mutuo casa. Le banche sono già consce della crisi economica e sono esse stesse a proporre prodotti più competitivi.

A comprova della crisi del mercato immobiliare italiano, basti osservare le ultime rilevazioni sui prezzi degli immobili che sono calati di non poco con una domanda che continua ad essere stagnante. Ci deve pensare il nuovo Piano Casa? Il calo dei prezzi è di circa il 5% su base annuale, rispetto al 2013 per gli immobili residenziali, secondo le rilevazioni più accreditate. Basti solo pensare che la nuova formula del gioco “Win for live” ha messo tra i premi la possibilità di vincere una casa, che continua ad essere il sogno degli italiani.

Nel frattempo, come era plausibile attendersi, le coperture al nuovo decreto sono state appena giudicate inesistenti. Saltati anche gli sgravi sugli affitti. Forse si può sperare in qualche bonus che non potrà avere effetti strutturali di ripresa del mercato.

Azionisti in trepidazione. Nuovi accordi in vista del “social housing”

Che importa del Piano Casa? Il mercato non si affossa certo e trova nuove linfe vitali. E’ un nuovo gergo. Social Housing. Ne sentirete presto parlare, sino ad entrare nel vostro lessico, già arricchito di termini come “social lending”.

Prezzi super contenuti per le fasce di reddito medio-basse, ricopiando il modello dei fitti americani, dove per piccoli monolocali si dà la possibilità di spostarsi con facilità e soggiornare a costi contenuti nelle varie città dell’Italia.

L’operazione, finanziata da Mediobanca, prevede la costituzione di un nuovo gruppo operante nell’immobiliare con una maxi-fusione del valore di ben 7 miliardi. Coinvolti “Beni Stabili gestioni”, “Investire immobiliare” e “Polaris Real Estate Sgr”.

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