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Verbali FOMC spingono al rialzo il dollaro

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Come era ampiamente lecito attendersi, il dollaro statunitense si è apprezzato ulteriormente nel corso delle ultime ore, andando a rivedere i livelli massimi che erano stati abbandonati a marzo scorso. I verbali del FOMC pubblicati nella serata di ieri, a mercati (europei) chiusi, hanno infatti confermato che una maggioranza dei partecipanti è incline ad alzare i tassi di riferimento Fed relativamente “presto”. Una posizione che, tradotta in termini ancora più concreti, potrebbe significare una mossa simile entro la fine dell’anno, purché i dati confermino che il raggiungimento degli obiettivi è davvero vicino.

Proprio la necessità di poter disporre di dati di maggiore supporto è stata la leva che ha trattenuto alcuni dei partecipanti dal votare per un rialzo dei tassi di interesse già nel mese di settembre. Questi stessi partecipanti hanno infatti “ammesso” che la decisione del mese scorso è stata una “close call”. Bisogna dunque ricordarsi, a questo punto, di guardare con attenzione l’evoluzione del calendario macro economico: se i dati in pubblicazione, e relativi al mese di settembre, non genereranno delle sorprese negative, è molto probabile che si possa procedere a un rincaro dei tassi nel corso del mese di novembre o al più tardi in quello di dicembre.

Per quanto concerne gli altri dati di riferimento immediato, domani è in programma un discorso di Yellen, che sarà molto importante per capire se, alla luce dei dati post-FOMC, gli argomenti a favore di un rialzo entro fine anno siano o meno aumentati. Oggi è invece in programma un discorso di Harker e nella notte uno di Kashkari, due membri Fed. Nel frattempo il dollaro dovrebbe consolidare le proprie posizioni nei confronti delle principali valute controparte.

Per quanto infine riguarda una previsione sui tassi di riferimento della Federal Reserve, il nostro scenario centrale è quello di un rincaro del livello del costo del denaro nella sessione di dicembre, pur esistendo, oramai, tutti i requisiti di base per poter muovere una simile funzione già a novembre. Come abbiamo già ribadito, il FOMC potrebbe tuttavia scegliere di ritardare ancora il rialzo dei tassi in virtù della sovrapposizione dell’evento con quello, di rilievo, rappresentato dalle elezioni presidenziali statunitensi a novembre.

Pertanto, il percorso potrebbe essere quello legato all’attesa nella riunione dei primi del prossimo mese, il tangibile responso dei risultato delle elezioni presidenziali (vittoria della Clinton, Congresso a maggioranza repubblicana) e, quindi, il rialzo dei tassi a dicembre.

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